LO STRANIERO
(Francia / Drammatico / 120')
Sabato 04 aprile – ore 20.00
Domenica 05 aprile – ore 16.00 e 20.30*
* Proiezione in Versione Originale Sottotitolata in italiano
François Ozon mette in scena una delle opere francesi più lette di sempre, L’étranger di Albert Camus. L’approccio all’opera esistenzialista dello scrittore è, sì, molto rispettoso e fedele, ma il regista decide comunque di conferire una certa contemporaneità al testo, uno sguardo più consapevole sulla condizione dei primi anni ’40 in Algeria con la prospettiva del presente.
Recensione
Una trasposizione complessa che in questo modo è sia metafora del presente che rilettura amara del passato coloniale francese. A cominciare dalla prima sequenza, composta da filmati d’archivio che in qualche modo celebrano gli anni dell’occupazione, immagini che oggi hanno tutt’altro significato considerato ciò che avvenne in seguito con la guerra d’Algeria che nel 1962 sancì la fine dell’occupazione e l’indipendenza algerina.La storia è tanto celebre quanto esile: Meursault (Benjamin Voisin) è un modesto impiegato che vive nell’Algeri occupata del 1938, una città segregata in cui arabi e francesi non hanno gli stessi diritti. Dopo aver partecipato al funerale della madre senza versare una lacrima e mostrare alcuna emozione, inizia una relazione occasionale con la bella Marie (Rebecca Marder), si lascia coinvolgere nei guai del losco e manesco vicino di casa (Pierre Lottin), finché su una spiaggia, in una giornata torrida, viene arrestato per aver sparato cinque colpi di pistola contro un arabo che aveva minacciato l’amico.Una delle principali sfide di questo progetto consisteva nel riportare la totale indifferenza alla vita del protagonista, un’apatia così radicale da rendere impossibili i rapporti con gli altri personaggi. A cominciare dalla relazione con Marie, donna sensuale desiderata fisicamente a cui però si rifiuta di dire “ti amo” perché tutto sommato inutile. Voisin (Estate ’85, Illusioni perdute) fa un grande lavoro di sottrazione sul personaggio di Meursault, tanto insopportabile quanto seducente, interamente svuotato da ogni possibile emotività. E sembra essere proprio questa la vera colpa del protagonista, almeno per quanto riguarda l’accusa nella lunga sequenza del processo. La morte dell’uomo arabo passa subito in secondo piano, ciò che viene realmente imputato a Meursault è il fatto di non essere stato un bravo figlio, di non aver versato lacrime al funerale della madre, di essere andato al mare e al cinema con una donna il giorno successivo, di non avere gli amici giusti e, infine, di non essere conforme alle norme della società civile. Quanta paura fa un uomo che compie azioni per noia, per caso, senza essere mosso da quelle emozioni primarie che sono alla base del comportamento umano. Lo straniero, il diverso, il dissidente, sono i reali nemici di uno stato colonialista di matrice oppressiva; Camus ce lo raccontava già nel 1942. L’étranger è una scommessa persa in partenza, se ci si limita a paragonare il film al romanzo, ma l’operazione di Ozon è riuscita perché ha mantenuto le sensazioni e le atmosfere di fondo che percorrono il racconto esistenzialista di Camus costruendo un impianto estetico e formale di grande eleganza, a cominciare dal bianco e nero abbagliante di Manuel Dacosse. Il coro di personaggi che si muove intorno al silenzioso protagonista aggiunge colore alla vicenda, come l’impeccabile Pierre Lottin, ormai un fidatissimo di Ozon, qui nelle vesti di un pappone strafottente sempre alla ricerca dello scontro, sia con gli agenti che con gli indigeni. Denis Lavant, come sempre imprevedibile, è il bizzarro vicino di casa che maltratta continuamente il cane, nonostante sia la cosa a cui tiene di più al mondo. E infine Rebecca Marder, di una sensualità dirompente e colma di emotività, esatto opposto del protagonista. È lei a essere la protagonista di una delle scene “aggiunte” dal regista, in un confronto con la sorella della vittima, in cui si osserva il dramma di sentirsi invisibili a casa propria, spogliati dai propri diritti. Non a caso il regista decide di accompagnare i titoli di coda con la splendida Killing an Arab dei The Cure. Ozon si è confrontato con uno dei testi più complessi del Novecento, un romanzo difficile da tradurre in immagini e da cui neanche Luchino Visconti, con la sua versione realizzata nel 1967, è uscito indenne. L’étranger non è un film perfetto, ma nel suo essere radicale e fin troppo fedele al romanzo riesce a immaginare una nuova prospettiva, uno sguardo contemporaneo e commosso verso gli oppressi e i condannati a morte della storia.
Federico Rizzi www.sentieriselvaggi.it

