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LUMIÈRE – L’AVVENTURA DEL CINEMA

di Thierry Frémaux
(Francia / 2025 / Documentario / 104’)

15, 16, 17, 18 dicembre

Il seguito di Lumière! La scoperta del cinema porta alla luce un altro centinaio di film dei fratelli Lumière, tutti perfettamente restaurati, e mira soprattutto ad approfondire le tappe che hanno permesso la diffusione del cinema nel mondo. Questo documentario è un’occasione per scoprire come le più grandi e sorprendenti opere della storia del cinema affondino le radici nelle origini del mezzo. La colonna sonora è tratta da opere del compositore Gabriel Fauré, contemporaneo dei Lumière.

Recensione

Quando questi apparecchi saranno a disposizione del pubblico, quando ognuno potrà fotografare i propri cari nei loro movimenti, nelle loro azioni, nei loro gesti familiari, con le parole sulle labbra, la morte non sarà più assoluta”. Così il primo critico cinematografico della storia scrisse il 30 dicembre 1895, due giorni dopo la prima proiezione cinematografica a pagamento organizzata dai fratelli Lumière, che avevano appena creato il cinema, forse la più significativa invenzione moderna. Ed è su questa sorta di “profezia”, sui concetti di (im)mortalità, eredità e lascito, che Thierry Frémaux costruisce il suo Lumière – L’avventura del cinema, un viaggio nostalgico ma allo stesso tempo lucidissimo sul cinema delle origini, e quindi sul cinema stesso. Dopo Lumière! La scoperta del cinema, che nel 2016 aveva portato nelle sale 114 film prodotti dalla Société Lumière, Frémaux torna con una nuova selezione, questa volta di 120 pellicole, ancora una volta restaurate in collaborazione con la Cineteca di Bologna. Il direttore dell’Istituto Lumière di Lione, nonché Delegato Generale del Festival di Cannes, le raggruppa in diverse sezioni tematiche, dalle riprese cittadine a quelle dei plotoni a cavallo, accompagnandole con un testo scritto da lui stesso e doppiato da Valerio Mastandrea per la versione italiana.

Delle oltre duemila vedute realizzate dai Lumière tra il 1895 e il 1905, quelle viste in Lumière – L’avventura del cinema sono solo una frazione, ma sono sufficienti a far emergere tutta la loro abilità e consapevolezza di registi. Lo si vede nella messa in scena (come nella famosissima uscita dalla fabbrica degli operai), nella scelta delle inquadrature costruite al millimetro, nell’utilizzo della profondità di campo e nel sapiente uso della luce e degli spazi, che contribuiscono alla costruzione del racconto e alla rappresentazione di vari spaccati sociali.
Forse senza comprendere fino in fondo la portata della loro invenzione, Auguste e Louis avevano però capito una cosa: il cinema è un’arte popolare, legata a doppio filo ai gusti del pubblico. I due fratelli, infatti, si sforzarono fin da subito di cercare formule, soggetti, situazioni sempre diverse. Basta guardare alla prima, storica proiezione ufficiale del 28 dicembre 1895, in cui si passa dal film di finzione, al documentario, alla commedia e al dramma. Nei 50 secondi delle loro opere è già racchiuso molto del cinema che sarebbe venuto in seguito, compresa l’idea di remake e sequel. E, senza dubbio, è racchiuso molto del cinema che verrà in futuro. Perché la storia dei fratelli Lumière, e quindi la storia del cinematografo, altro non è che l’intera storia del cinema.

Matteo Pasini www.sentieriselvaggi.it