MAI RARAMENTE A VOLTE SEMPRE

di Eliza Hittman (Drammatico, 2020, G.B., 101')

Giovedì 22 luglio, ore 21.30

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

Autumn ha diciassette anni e vive in una cittadina della Pennsylvania con la madre, il suo nuovo compagno e due sorelline. Dopo la scuola lavora come cassiera in un supermercato, dove con la cugina Skylar sopporta le viscide attenzione di un superiore. Autumn è incinta di poche settimane e non potendo contare né sul presunto padre né sulla famiglia decide di andare ad abortire a New York. Accompagnata da Skylar, sale su un autobus e raggiunge la metropoli. Qui passerà tre giorni e due notti, a colloquio con medici e psicologici, in giro per strade e sale giochi con la cugina e un ragazzo conosciuto nel frattempo. Dopo l’operazione, Autumn e Skylar torneranno a casa, pronte a ricominciare la loro vita di sempre.

Al terzo lungometraggio, l’americana Eliza Hitman perfeziona il suo sguardo sull’adolescenza e sul corpo della donna con il delicatissimo ritratto di una ragazza sola e determinata a gestire liberamente la propria vita.

Ciò che rende Never Rarely Sometimes Always un film bellissimo è l’estrema precisione dello sguardo della regista sulle sue due protagoniste, Autumn e Skylar, interpretate dalle esordienti Sidney Flanigan e Talia Ryder. Il racconto della loro adolescenza nel New Jersey è identico a quello di infiniti altri film indie americani (formula valida ormai unicamente come modello stile, considerato che qui produrre è la Focus Features e a distribuire addirittura la Universal). Autumn è una anonima ragazza della provincia americana, con la passione per la musica, forse un amore finito alle spalle, un umore malinconico di fronte al quale la madre (interpretata dalla cantante Sharon Van Etten) non può nulla. La gravidanza indesiderata arriva come una condanna, lo scotto da pagare per essere donna.

Eliza Hitman affronta la questione dell’aborto come un argomento inevitabile, fuori da una logica morale o da un’intenzione neo-femminista. Il suo film è la cronaca di una decisione, di un viaggio, di un percorso psicologico e medico, di un rapporto fra due ragazze che si rispettano e si vogliono bene come due cugine, senza essere amiche ma riconoscendosi reciprocamente. Come due donne naturalmente solidali.

Il femminismo della regista è soprattutto una forma d’attenzione, una vicinanza ai personaggi misurabile dalla posizione della macchina da presa, sempre vicinissima ai corpi, dalla durata dei singoli piani, dalla precisione degli stacchi di montaggio o dal ritmo con cui le tappe del viaggio si susseguono senza disperdere mai la tensione: dalla scoperta della gravidanza alle prime visite, dalla decisione di partire al tragitto e poi alle varie situazioni vissute a New York, in cui Autumn scivola progressivamente in uno stato di confusione e paura e il personaggio di Skylar che si ritaglia uno spazio di libertà e dolcezza.

Never Rarely Sometimes Always è un quadro composto da tanti tasselli (alcuni simbolici, come la pesante valigia che Autumn e Skylar si trascinano per le strade, altri più diretti, come le molestie che le due ragazze subiscono sul lavoro o in metropolitana), che passo dopo passo costruiscono il ritratto a tutto tondo di una condizione femminile accettata con consapevolezza. Oltre i corpi, le parole, gli sguardi, la regista nasconde il dolore segreto di una ragazza forse abusata, sicuramente sola, e nel momento più forte del film chiamata a inserire la sua indicibile esperienza nel quadro definito dai quattro avverbi del titolo: «mai, raramente, a volte, sempre», dal questionario a cui ogni ragazza decisa ad abortire deve rispondere per rivelare un’eventuale violenza subita.