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MARTY SUPREME

un film di Josh Safdie
(U.S.A. / Biografico - Drammatico / 149')

Sabato 07 febbraio – ore 20.15
Domenica 08 febbraio – ore 18.00 e 20.30*

*Proiezione in Versione Originale Sottotitolata in italiano

Candidato a 9 premi Oscar tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista

È possibile fare un film neoclassico e punk allo stesso tempo? Mettere insieme il boogie-woogie di Fats Domino con Peter Gabriel e The Order of Death dei Public Image Ltd.? Filmare una partita di ping pong come un “viaggio” sulla Luna? Questo capolavoro di Josh Safdie ci dice che sì, è possibile. E forse davvero tra qualche anno ci ritroveremo a ripensare a Marty Supreme come a Lo spaccone del XXI secolo, nuovo tassello safdiano di una poetica indiavolata sull’American Dream e su New York.

Recensione

Quasi una versione accelerata e dopata del grande film di Robert Rossen e Paul Newman, con Timothée Chalamet che, nel ruolo della giovane promessa di ping pong Marty Mauser, liberamente ispirato alla vita della medaglia di bronzo Marty Reisman, raccoglie definitivamente l’eredità di Newman con arroganza e perfezionismo che non sono di questo mondo. E attorno a lui comprimari memorabili a formare un tessuto umano iperrealista e metropolitano dentro un film che sembra sempre cambiare direzione, senza fermarsi mai a giudicare moralmente le azioni di personaggi costantemente al di là del bene e del male, tra ascesa, caduta e “resurrezione”. E poi la fantastica Rachel di Odessa A’zion, amante e complice del protagonista, che riesce costantemente a sintonizzarsi sui movimenti nevrotici dell’incontenibile Chalamet, mentre Gwyneth Paltrow torna coraggiosamente al cinema con un personaggio sensuale e appassito, quasi autobiografico. Ma proviamo a riordinare le idee. Siamo nel 1952 a New York City e l’astro nascente del tennis da tavolo americano Marty Mauser è pronto a tutto pur di dimostrare di essere il numero uno al mondo. Menzognero, egoista, presuntuoso e talentuoso come, appunto, l’Eddie Felson de Lo spaccone, lotta giorno dopo giorno nelle viscere della città per racimolare denaro, scavalcare gli ostacoli della”strada. Quindi abbiamo a che fare solo apparentemente con un film sullo sport. Perché a modo suo Marty Supreme, musicato anche stavolta dal sodale Daniel Lopatin, ormai a modo suo un co-autore elettronico e percussivo del cinema di Safdie, è un anche un noir e un gangster movie notturno, dove ogni personaggio è sul punto di fregare l’altro. Un film imprevedibile dicevamo, capace di cambiare ritmo e sfondo morale a ogni scena, come fosse scritto, diretto, montato tutto d’un fiato, in una sorta di trance adrenalinica. Alto e Basso, vittoria e fallimento. Tutto in 140’ che scorrono via in modo irreale e tipicamente “safdiano”. Del resto Marty Supreme è quasi un controcampo speculare al precedente, magnifico film con Adam Sandler. Se Diamanti grezzi era la colonscopia di un capitalismo ossessivo , Marty Supreme trova un suo sbocco nell’irriverenza giovanilistica del protagonista e del suo regista, che raccoglie le lezioni dei padri per appropriarsene in forma anarchica e quasi generazionale.
Carlo Valeri, www.sentieriselvaggi.it