MONOS. UN GIOCO DA RAGAZZI

di Alejandro Landes (Colombia / 2019 / Drammatico / 96')

09, 10, 11, 12 novembre

Patagrande, Ramo, Leidi, Sueca, Pitufo, Perro e Bum Bum sono i nomi in codice di sette adolescenti isolati dal mondo, sperduti sui monti della Colombia, che si allenano e combattono. A prima vista potrebbe sembrare una specie di campo estivo, un bizzarro ritrovo di ragazzini che giocano a fare i soldati. Invece si tratta dello scenario iniziale di una missione delicatissima: i sette adolescenti hanno con sé una prigioniera, una donna americana che chiamano semplicemente “la dottoressa”. La debbono detenere per conto di una non meglio specificata Organizzazione. Debbono anche però mungere e trattare bene una mucca che si chiama Shakira. Quando quest’ultima muore i segnali di morte iniziano ad addensarsi sul gruppo.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Monos

  • Regia

    Alejandro Landes

  • Paese, anno

    Colombia,2019

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    102'

  • Sceneggiatura

    Alejandro Landes, Alexis Dos Santos

  • Fotografia

    Jasper Wolf

  • Colonna sonora

    Mica Levi

  • Montaggio

    Ted Guard, Yorgos Mavropsaridis, Santiago Otheguy

  • Interpreti

    Julianne Nicholson, Sofia Buenaventura, Moises Arias, Julian Giraldo

Recensione

Recente lungometraggio del brillante regista-documentarista Alejandro Landes, Monos è stato presentato al Sundance 2019 e grazie ad un Goya ed a numerosissimi premi internazionali è diventato un classic del cinema war-drama.

Avvezzo a un approccio non tradizionale, Landes ambienta Monos in uno spazio astratto, apparentemente sganciato dal tempo, dalla geografia o dalla morale convenzionale. Il film si apre con un gruppo di otto soldati paramilitari giovani – bambini, in realtà – che si stanno sottoponendo a un duro allenamento sulla cima di una montagna, istruiti da un uomo adulto (William Salazar) che è comunque più piccolo di statura della sua legione. Scandito dai battiti elettronici pulsanti creati dalla brillante compositrice moderna Mica Levi (Under the Skin), sembra più un rave a base di droga, o il risveglio oscuro e ritualistico di un dio del caos. Questa allegra banda di giovani militarizzati è conosciuta come “Monos” (che significa “scimmie”); vivono sotto il crudele comando militare dell’immaginaria “Organizzazione”, probabilmente una sostituta delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC). Vivono in uno stato perenne di combattimento, con uno scopo generale vago. Più concreta nelle loro fila è la presenza di, per citare il dialogo del film, una “mucca da latte arruolata” e un ingegnere americano (Julianne Nicholson) preso in ostaggio.

Invece di andare a scuola, questi giovani guerriglieri dedicano gli anni dello sviluppo più importanti della loro vita a questa pericolosa causa. I loro nomi di battaglia hanno fonti occidentali: Rambo, Bigfoot, Boom Boom, Lady, Puffo e Swede. L’accoppiamento e l’esplorazione sessuale sono incoraggiati dall’Organizzazione – ma devono essere approvati prima in una strana cerimonia con tutti i soldati presenti. Di notte, dopo che gli esercizi sono finiti, saltano e ballano attorno a un enorme falò come i bambini di American Honey – se fossero bloccati nelle terre desolate post-apocalittiche di George A. Romero, naturalmente.

Mentre il film procede, e l’ambientazione si sposta dalle montagne a una giungla stile Apocalypse Now, realizziamo le intenzioni di Landes e del co-sceneggiatore Alexis Dos Santos. Invocando decenni di disordini civili in Colombia, i ruoli di aggressore e vittima, e di progressista e autoritario, cominciano a crollare. Nella lotta infinita tra le FARC e il governo legittimo, le intenzioni originali diventano confuse, e le atrocità si verificano da entrambe le parti. Landes lamenta il fatto di condurre la generazione più giovane in un infinito gorgo di guerra.

Mentre il regista immerge noi, e i suoi protagonisti, nella misteriosa palude della giungla, veniamo abbagliati da ciò che è in grado di realizzare in questo ambiente molto reale; è raro vedere un film moderno con questo senso di puro pericolo, in un momento in cui il green screen e il compositing digitale vanno per la maggiore. È un film così sicuro che rischia di sembrare eccessivamente lucido e talvolta rinuncia al coinvolgimento emotivo. C’è uno scomodo equilibrio tra il suo immaginario ultraterreno e il suo messaggio sui costi della guerra per le nuove generazioni di latinoamericani. Ma a volte, come mostra Monos, la pura adrenalina e la tecnica sono sufficienti: lasciamo il cinema come sollevati da un incubo esaltante.

Fonti: www.cineuropa.org, www.mymovies.it