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NO OTHER CHOICE

di Park Chan-wook
(Corea del Sud / 2025 / Thriller - Commedia / 139’)

23, 24, 25, 26 marzo

La vita di You Man-su è perfetta. Da 25 anni ha un lavoro stabile e ben remunerato che gli permette di offrire una casa accogliente all’affettuosa moglie Miri (Son Yejin) e ai loro amati figli. Un giorno, però, viene licenziato senza preavviso e tutto va a pezzi.

Dopo un iniziale spaesamento, You (interpretato dal divo di Squid Game, Lee Byung Hun), si rimbocca le maniche e si mette alla ricerca di un nuovo impiego. Un’impresa che però si rivela impossibile. Umiliazione dopo umiliazione, il tempo passa e la vita sicura che ha faticosamente costruito negli anni, inizia a sgretolarsi. Di fronte al baratro, You decide di usare metodi drastici per eliminare la concorrenza.

Recensione

Sin dalle sue prime opere Park Chan-wook intreccia vicende personali e drammi sociali. È stato così con il suo primo grande successo, Joint Security Area del 2000, nel quale raccontava un misterioso omicidio avvenuto in uno dei luoghi più controllati al mondo, ovvero la zona demilitarizzata che separa la Corea del Sud dal regime comunista del Nord. Il clima di tensione e paranoia che avvelena entrambi i Paesi in conflitto, arriva a condizionare pesantemente le azioni dei personaggi e imprime una svolta drammatica alla storia. Il dramma personale contribuisce così a dare un volto umano alla tragedia sociale della separazione delle due Coree.

In questa pellicola emergono già tutti gli elementi che caratterizzano il cinema di Park Chan-wook, ovvero l’uso della violenza, enfatizzata e teatralizzata, come metafora dei conflitti interiori ed esteriori e l’intreccio di diversi registri narrativi come il comico e il drammatico, la firma autoriale e le regole di genere.

Temi e stilemi che si ritrovano nella trilogia della vendetta, che lo ha consacrato a livello internazionale con Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta (2005). Il filo conduttore di questi tre film è la vendetta intesa come strumento di conflitto sociale nonché come elemento di corruzione morale.

Tutti concetti che si ritrovano nella trama del suo ultimo lungometraggio, No Other Choice, presentato in concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. In questo caso il tema dello svanimento del ceto medio viene incarnato dalla vicenda di You, professionista esperto che viene licenziato senza giusta causa dall’oggi al domani. La sua disperata discesa verso la povertà, che si concretizza nel rischio di perdere la casa, simbolo dei tanti sacrifici fatti, lo porta a reagire in maniera disperata, trovando nell’eliminazione fisica della concorrenza l’unica strada percorribile per salvare sé stesso e la propria famiglia.

La deriva del protagonista è la stessa di una società sudcoreana che lungo la via della modernizzazione capitalistica ha abbracciato l’individualismo e l’iper-competitività, a discapito dei tradizionali valori confuciani del senso di comunità e dell’armonia sociale. Il risultato è un gioco al massacro di poveri contro poveri, che si agitano forsennatamente prima di affogare.

Questa metafora del conflitto sociale trae ispirazione dal romanzo The Ax, dello scrittore statunitense Donald E. Westlake, che alla fine degli anni Novanta prese ispirazione dalle storie vere di molti lavoratori che venivano messi alla porta, senza alcun preavviso, dopo anni di fedele servizio alle aziende. La peculiarità del libro risiede proprio nella scelta di voler raccontare questa deriva sociale non tanto con i toni della denuncia o dell’inchiesta, ma con il ritmo incalzante di un thriller arricchito da una buona dose di satira. Ingredienti che vent’anni fa hanno reso questo testo appetibile per Costa-Gavras, che ne ha ricavato Il cacciatore di teste, film che ambientava questa drammatica e truculenta guerra tra poveri nella Francia di allora.

Parlando di questi argomenti non può che tornare in mente la già citata trilogia della vendetta, con cui Park Chan-wook ha raggiunto il successo mondiale, imponendosi come uno dei pionieri della Hallyu, ovvero l’onda coreana che ha portato la cultura pop coreana a dominare in diversi settori dell’intrattenimento dalla musica, col k-pop, alle serie tv, con i k-drama. Questo successo è ormai sotto gli occhi di tutti, basti pensare a band come i BTS, che sono ormai un fenomeno globale, o a serie come Squid game. Ma è in ambito cinematografico che la Corea del Sud ha toccato le sue vette più alte. La lista dei capolavori recenti di questa cinematografia è molto lungo, per cui vale la pena di soffermarsi solo sul caso più eclatante: ovvero Parasite di Bong Joon-ho, che cinque anni fa ha fatto incetta di premi tra cui quattro Oscar, dimostrando che si può raccontare il conflitto sociale in maniera efficace senza dover rinunciare a intrattenere il pubblico. Un dono che caratterizza anche il cinema di Park Chan-wook e che il pavido e ripetitivo cinema occidentale pare aver perduto.

Walter Ronzani