NON CI RESTA CHE VINCERE

di Javier Fesser (Spagna / 2018 / Commedia / 124')

Mercoledì 07 agosto, ore 21

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Recensione

Non ci resta che vincere è una “dramedy” dei buoni sentimenti, dall’humor gentile e brillante che vede nei protagonisti diversamente abili il suo punto di forza. Interpretati da attori non professionisti, il gruppo di simpatici e imbranati giocatori con la loro contagiosa voglia di vivere, nonostante le difficoltà affrontate sin dalla nascita, è un bellissimo esempio di come ogni vita valga la pena di essere vissuta. Senza scadere nel patetismo o nella retorica, Fesser riesce a costruire una commedia, ispirata a vicende reali, trattando temi controversi con leggerezza e creando molti spunti di riflessione. Sonia (Athenea Mata), fidanzata in crisi di Marco, è l’emblema della donna amorevole che sogna da sempre di avere un bambino. Dopo l’incontro con i ragazzi, affascinata dalla loro purezza e dalla loro gioia, la donna si dice disposta ad avere anche un bambino disabile, consapevole di essere quasi fuori tempo per una gravidanza sicura. Irresistibili sketch e battute esilaranti accompagnano le avventure di questa “sgangherata” squadra di basket e del suo allenatore. Il binomio sport e cinema si dimostra di nuovo vincente ma il vero successo del film è da ricercare nell’elogio della diversità, in tempi di cinismo e di riscoperta di abominevoli teorie di razza pura. Lontano da pregiudizi e falsi miti, Fesser dimostra come essere disabili non significa vivere una vita infelice ma, forse, apprezzarla ancora di più, facendo tesoro di ogni singolo momento, anche il più insignificante. È questa la lezione che impara Marco, troppo preoccupato a rovinarsi con le sue mani perché incapace di amare davvero e di gioire delle proprie fortune: un bel lavoro, una  grande donna al suo fianco, una vita agiata. Partendo da questo presupposto la vera anormalità è forse da ricercare in chi non ha handicap. La storia del cinema è ricca di fulgidi esempi di film dedicati ai disabili: da Io mi chiamo Sam all’indimenticabile Forrest Gump commovente emblema della “diversità”. Non ci resta che vincere sembra candidarsi  a rimanere uno dei film più rappresentativi su questo tema grazie all’ironia, alla bellezza e alle emozioni che i suoi protagonisti riescono a comunicare.Un intento sicuramente pedagogico quello del film, che nelle intenzioni del regista poteva essere anche un documentario, volto a mostrare come l’esperienza e l’esistenza stessa di persone mentalmente disabili possa essere una risorsa e fonte di arricchimento per tutti i “normali” che hanno la possibilità di viverli quotidianamente.

Caterina Sabato cinematographe.it