NOTTURNO

di Gianfranco Rosi (Italia / 2020 / Documentario / 100')

01, 02, 03, 04 marzo

Con questo film Rosi dà voce ad un dramma umano che trascende le divisioni geografiche e il tempo dei calendari; illumina, attraverso incontri e immagini, la quotidianità che sta dietro la tragedia continua di guerre civili, dittature feroci, invasioni e ingerenze straniere, sino all’apocalisse omicida dell’ISIS. Storie diverse, alle quali la narrazione conferisce un’unità che va al di là dei confini. La guerra non appare direttamente: la sentiamo nei canti luttuosi delle madri, nei balbettii di bambini feriti per sempre, nella messinscena dell’insensatezza della politica recitata dai pazienti di un istituto psichiatrico.
Un cantore di strada intona le lodi dell’Altissimo. Un bracconiere fra i canneti e i pozzi di petrolio. La grazia delle guerrigliere peshmerga. I terroristi dello Stato Islamico in carcere. L’angoscia di una madre yazida per la figlia prigioniera. Alì, adolescente, che fatica per portare il pane ai suoi fratelli… Tutt’intorno, e dentro le coscienze, segni di violenza e distruzione: ma in primo piano è l’umanità che si ridesta ogni giorno da un notturno che pare infinito.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Notturno

  • Regia

    Gianfranco Rosi

  • Paese, anno

    Italia, Francia, Germania,2020

  • Genere

    Documentario

  • Durata

    82'

  • Sceneggiatura

    Gianfranco Rosi

  • Fotografia

  • Colonna sonora

  • Montaggio

  • Interpreti

Recensione

Girato in Medio Oriente, sui confini fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano, Notturno è il film al quale Francesco Rosi ha lavorato per tre anni con l’intento di raccontare l’umanità oltre il conflitto. Con questa opera il regista di Fuocoammare (Orso d’Oro a Berlino e Nomination agli Oscar) torna nuovamente al Toronto International Film Festival, ovviamente passando prima dal Festival di Venezia, dove il film è in concorso.

Il film di Rosi cerca di illustrare e dare voce al dramma umano, senza pensare ai vincoli e alle divisioni dettate dalle diversità geografiche o di altro genere. Il regista ha detto di aver voluto raccontare ciò che ha vissuto durante il viaggio in Medio Oriente, dove ha incontrato persone che vivono nelle zone di guerra. La sua intenzione è quella di raccontare gli uomini, le donne e i bambini oltre il conflitto, quella gente che tenta di ricostruire la propria esistenza. Per riportare le sue parole:

Durante tre anni di viaggio in Medio Oriente, – racconta Rosi – ho incontrato le persone che vivono nelle zone di guerra. Ho voluto raccontare le storie, i personaggi, oltre il conflitto. Sono rimasto lontano dalla linea del fronte, ma sono andato laddove le persone tentano di ricucire le loro esistenze. Nei luoghi in cui ho filmato giunge l’eco della guerra, se ne sente la presenza opprimente, quel peso tanto gravoso da impedire di proiettarsi nel futuro. Ho cercato di raccontare la quotidianità di chi vive lungo il confine che separa la vita dall’inferno.

Fonti: cinematographe.it, mymovies.it