OCCHI BLU

di Michela Cescon (Thriller, 2021, Italia, 86')

07, 08, 09, 10 febbraio

Un centauro si aggira invisibile tra le strade di Roma, rapinando banche e facendosi beffe della polizia che non riesce a catturarlo. Il commissario Murena chiede aiuto a un amico francese, ex poliziotto dal fiuto sopraffino. Il francese si interessa al caso, ma il suo vero obiettivo è ricongiungersi alla moglie, da cui si è allontanato dopo la morte della figlia, travolta da una moto. Portando il suo desiderio di vendetta dentro le indagini, scopre presto che il rapinatore misterioso è in realtà Valeria, una donna che si nasconde dietro un lavoro da impiegata, e si mette sulle sue tracce.

Recensione

La notte, Roma, un rapinatore col volto coperto dal casco in un maxi-scooter e il giubbotto di pelle nera. La metropoli viene reinventata. Più che dal poliziottesco degli anni ’70, che lascia comunque delle tracce sul commissario interpretato da Ivano De Matteo, il riferimento del primo lungometraggio di Michela Cescon è il polar francese. Si vede nel rapporto tra lo spazio urbano e la luce, dai frequenti silenzi, dalla città che parla essenzialmente attraverso i rumori del traffico con i passaggi di auto, tram, treni e la moto che divora tutta la strada che ha davanti. La polizia è alla ricerca di un rapinatore che riesce a svanire nel nulla dopo ogni rapina. Ne ha fatte 33 in tre mesi e per risolvere il caso, il commissario chiede aiuto a un collega d’oltralpe, detto il Francese, che ha risolto molti casi ma è segnato dalla morte della figlia di 13 anni e non è ancora riuscito a trovare l’uomo che l’ha uccisa. Michela Cescon deve aver elaborato a lungo questo progetto. Scritto in collaborazione con Marco Lodoli e Heidrun Schleef, l’attrice di Primo amoreVincere e Loro realizza con Occhi blu un appassionato omaggio al genere, dove i fantasmi di Jean-Pierre Melville, Alain Delon, José Giovanni riprendono forma in un altro luogo (Roma) e in un altro tempo. Occhi blu non ha niente di scolastico. Suddiviso in sei capitoli (Il segreto, Il piacere, L’intuizione, L’incontro, L’accordo, Il regalo), ha la scansione che somiglia a un immaginario romanzo giallo. Valeria Golino è una figura impermeabile. Non ha volto, non ha storia, resta glaciale anche quando una sua collega scoppia in lacrime dopo essere stata licenziata. Il vento del polar lo porta Jean-Hugues Anglade. Passo lento, appesantito, si ferma davanti a una finestra con la luce accesa, trova come risolvere il caso innanzitutto con uno sguardo. Gli occhi sono determinanti: nella soggettiva della strada, nel dettaglio. Ogni personaggio attraversa la città restituendo parte di quello che vede. Le loro immagini si incrociano, com nelle traiettorie/mappe della città. L’atmosfera prevale sull’azione. C’è solo un inseguimento sul Tevere. Poi le rapine, gli omicidi, sono mostrati attraverso fermi-immagine. Con Occhi blu Cescon impone il suo stile. Può apparire fin troppo presente all’inizio, poi  progressivamente si scioglie. C’è sempre un segreto che si nasconde dietro quello che viene mostrato. Il film ha il grande merito di non essere mai esplicito. Anzi gli piace perdersi i dietro a figure dove niente è quello che sembra proprio come l’uomo e la donna che si incontrano nella stanza d’albergo di Come un soffio, il corto realizzato da Cescon nel 2010, sempre con Valeria Golino protagonista accanto ad Alessio Boni. La passione per il polar ricorda quella di Placido, tra Romanzo criminale e soprattutto Il cecchino. La malinconia arriva da Olivier Marchal, interrotta solo da scatti improvvisi di rabbia come quello di Marco, il braccio desto del rapinatore, che butta a terra gli scooter da rubare. Poi restano i volti, segnati dalle musiche di Andrea Farri e soprattutto dalla tromba di Paolo Fresu. La sfida, il depistaggio, non finiranno. Si potranno solo interrompere e la soluzione che non sarà mai definitiva.

Simone Emiliani

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