OMICIDIO AL CAIRO

un film di Tarik Saleh

Mercoledì 22 agosto - ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

Egitto, 2011. Alcune settimane prima della Rivoluzione. Una donna testimone di un omicidio in un hotel di lusso e Noredin, un poliziotto mediocre e corrotto a cui viene assegnato il caso.

Presto diventa chiaro che le persone importanti della città non vogliono che si faccia luce sull’omicidio.

Si innesca così un gioco sanguinario nel tentativo di insabbiare le prove. Ma, quando Noredin sceglie di spezzare le regole per ottenere giustizia, entra in conflitto non solo con il sistema, ma anche con se stesso.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    The Nile Hilton Incident

  • Regia

    Tarik Saleh

  • Paese, anno

    Svezia, Danimarca, Germania,2017

  • Genere

    Thriller, Drammatico

  • Durata

    107'

  • Sceneggiatura

    Tarik Saleh, Magdi Abdelhadi

  • Fotografia

    Pierre Aim

  • Colonna sonora

    Krister Linder

  • Montaggio

    Theis Schmidt

  • Interpreti

    Fares Fares, Mari Malek, Yaser Aly Maher, Slimane Dazi, Ahmed Seleem, Mohamed Yousry, Hania Amar

Recensione

Un omicidio al Cairo al posto di un delitto sulle violente strade newyorkesi o nel sottobosco della Hollywood classica. Un poliziotto corrotto che riga dritto con orgoglio e che, forse, riuscirà a trovare senso dell’onore e non il consueto ispettore con cappotto, noncurante di doppi giochi ma non esente al fascino della femme fatale di turno. La bravura di Tarik Saleh è quella di dosare sapientemente l’eterogeneità geografiche e cinematografiche non assemblando però un pastiche citazionista ma rispettando onorevolmente il genere, la realtà storico-politica e le sue stesse radici.
C’è un passato nel Cairo del film, quello che ha ridotto la società ad un tacito circolo corrotto e assuefatto ai malaffari e alle sempre più ingombranti distanze tra ricchi e poveri, potere e sottomessi. E c’è il passato di Noredin, esecutore di ciò che è dato per scontato (l’immoralità delle forze dell’ordine) ma pure vittima di un destino che gli ha strappato la donna amata. C’è un presente datato gennaio 2011. Noredin si muove silente e con passo fermo in una realtà dominata dagli ultimi scampoli della presidenza Mubarak. Gli scontri più aspri tra esercito e manifestanti si avvicineranno sempre più, Piazza Tahrir sarà a breve fulcro della caduta presidenziale, dopo 30 anni di regno incontrastato.
Senz’altro critico, ma c’è anche un domani in “Omicidio al Cairo”. La televisione fa spesso da parete di rimbalzo alla trama ed enunciazione dell’inquinata aria che si respira. Discorsi politici si diffondono, ma ad inizio film una voce si interroga sul futuro degli adulti del domani: gli attuali bambini riusciranno davvero a superare le gabbie di un troppo ingombrante presente? Vi è dunque l’omicidio, l’indagine, l’uomo che si scontra contro colleghi e superiori che mettono i bastoni tra le ruote, lo spazio e il tempo nel quale muoversi e agire con ovvie difficoltà. Più che il cosa il film lavora sul come e sul dove. Ed è quest’ultimo a condizionare e poi guidare le modalità. Il film si ispira ad un vero omicidio di una cantante libanese accaduto a Dubai e che vide colpevole un parlamentare egiziano che aveva stretti contatti con i Mubarak. Il protagonista di “Omicidio al Cairo” affronta e si trova irretito in un “uno contro tutti” man mano sempre più cosciente. E combattendo un sistema nel quale a suo modo lui stesso è stato incancrenito, si confronta ed affronta se stesso, la possibilità di scrollare dalla propria individualità la tragedia di un mondo intero; ma la vittoria non potrà mai essere totale e sembra dirci: la giustizia era già utopia ieri, lo è oggi, lo sarà domani.