orecchie

ORECCHIE

un film di Alessandro Aronadio

19, 20, 21 dicembre

Un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo recita: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”. Il vero problema è che non si ricorda proprio chi sia, questo Luigi.
Tra suore invadenti e dottori sadici, star dell’hip-pop filippine e fidanzate dentiste, inizia così una tragicomica giornata alla scoperta della follia del mondo, una di quelle giornate che ti cambiano per sempre.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Orecchie

  • Regia

    Alessandro Aronadio

  • Paese, anno

    Italia,2016

  • Genere

    Commedia

  • Durata

    90’

  • Sceneggiatura

    Alessandro Aronadio, Astutillo Smeriglia

  • Fotografia

    Francesco Di Giacomo

  • Colonna sonora

    Santi Pulvirenti

  • Montaggio

    Roberto Di Tanna

  • Interpreti

    Daniele Parisi, Francesca Antonelli, Silvana Bosi, Masaria Colucci, Silvia D'Amico, Piera Degli Esposti, Ivan Franek, Sonia Gessner, Rocco Papaleo, Massimo Wertmüller, Pamela Villoresi, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Niccolò Senni

Recensione

Nel proliferare di commedie più o meno tutte uguali – per lo più gradevoli e non memorabili e per lo più innocue – che ha caratterizzato il cinema italiano degli ultimi anni, Orecchie, secondo film di Alessandro Aronadio, si distingue per l’originalità con cui cerca una strada inedita di fare commedia.

 

Aronadio sceglie infatti la strada del surreale e di una comicità di parola simile a quella della tradizione yiddish del cinema statunitense: c’è un pizzico di Woody Allen e soprattutto c’è l’umorismo alla Wes Anderson & Co. Dominano infatti personaggi e situazioni stravaganti e paradossali, che diventano cassa di risonanza del disagio del protagonista, circondato da un’atmosfera di disagio e straniamento generali quasi palpabili. Un supplente poco più che trentenne, laureato in filosofia, una mattina si sveglia con un fastidioso fischio alle orecchie; dopo aver assistito ad una rissa tra due suore e l’anziana vicina di casa, decide di andare al pronto soccorso: inizia così una giornata di stampo kafkiano (gli verrà, per esempio, fatto credere di essere rimasto incinto) durante la quale percorrerà tutta Roma a piedi (lo stesso regista ha definito il film un “road movie a piedi”) e che però porterà, inevitabilmente, ad una presa di coscienza.Orecchie fa ridere parecchio nella prima parte, e anche se perde qualche colpo verso il finale rimane un prodotto interessante e sicuramente intelligente, oltre che estremamente divertente. 

Girato con un bianco e nero che aumenta lo straniamento complessivo e il paradosso di fondo, e con lo schermo che si allarga man mano che la narrazione si evolve e il protagonista inizia a prendere coscienza (come in Mommy di Xavier Dolan), anche stilisticamente cerca una sua originalità, che non dà però l’impressione di essere fine a se stessa. 

Alessandro Aronadio, realizza un film che sfiora varie tematiche: su tutte l’incomunicabilità, che ha la metafora più evidente nel fischio alle orecchie che scatena la vicenda, e l’incapacità di capire ed empatizzare con l’altro, tanto più evidente in un intellettuale un po’ snob come il protagonista (e qui sta la morale finale). 

Una commedia agrodolce dalla scrittura ispirata capace, con estrema eleganza, di trattare temi esistenziali qui alleggeriti con un taglio volutamente tragicomico. 

Un senso di smarrimento, quello vissuto dal protagonista, dettato da uno scollamento dalla realtà che lo circonda, a suo dire esageratamente folle e incomprensibile. Perché solo così facendo, ovvero accogliendo le diversità e la felicità altrui, si può davvero trovar posto in questo folle mondo, a cui molti sono convinti di non appartenere.

Orecchie merita la visione, se siete in vena di ridere in maniera non del tutto convenzionale, e di essere difeso. Oltre all’efficace protagonista, Daniele Parisi, una nota di merito al cast di comprimari, tra cui un Rocco Papaleo al suo meglio nel ruolo di un disincantato e un po’ distratto prete.

 

Edoardo Peretti www.mediacritica.it

 

NOTE DI REGIA

Sapevo fin dall’inizio che Orecchie, per come l’immaginavo, non sarebbe mai potuto essere una commedia realizzabile per vie produttive canoniche. Il tipo di messa in scena, fatta di lunghe inquadrature, silenzi e tempi interni prolungati, la sfida di provare una comicità incentrata più sui dialoghi che sulle situazioni, il gusto quasi “ebraico” di usare un evento infinitamente piccolo (svegliarsi con un fischio alle orecchie) per riuscire a toccare con leggerezza temi infinitamente grandi, credo facciano di Orecchie una commedia strana, obliqua, inusuale per il panorama italiano. In più, ogni volta che scrivevo delle scene di Orecchie, mi venivano in mente sempre e solo immagini in bianco e nero: il bianco e nero è spietato, come la vita, come una certa comicità che è proprio la cifra di questo film. Aggiunge più verità a una storia che, di per sé, può essere letta anche come allegorica, sospesa, mentre per me è sempre stata profondamente radicata nella realtà. Orecchie è un on the road a piedi lungo un giorno, una tragicomica via crucis attraverso una Roma in bianco e nero, la storia di un uomo senza nome che, attraverso svariati incontri, raccoglie pezzi di un puzzle che alla fine compongono l’immagine di se stesso. È una commedia sul senso di smarrimento, di scollamento dalla realtà che ci circonda. Un mondo che spesso appare folle, incomprensibile e minaccioso. Sul timore e il desiderio dell’anonimato che combattono continuamente in ognuno di noi. Su quel fischio alle orecchie che proviamo ogni giorno a ignorare, nascondendolo sotto la vita. Come polvere sotto il tappeto.

Alessandro Aronadio

Laureato nel 2001 in Psicologia a Palermo con una tesi sul Doppio nel cinema di David Cronenberg, si specializza in regia con il massimo dei voti presso la Los Angeles Film School ad Hollywood alla fine del 2002.  Assistente e aiutoregista in diversi lungometraggi sia in Italia (Luc Besson, Giuseppe Tornatore, Mario Martone, Roberto Andò, Roberta Torre, Ciprì e Maresco) che negli USA, dirige quindi cortometraggi, spot, videoclip, documentari, presentati in diversi festival e vincitori di numerosi premi. 

Nel 2010 Due Vite per Caso, la sua opera prima per il cinema, distribuita dalla Lucky Red, è stata l’unico film italiano selezionato in competizione al Festival di Berlino (sezione Panorama). Nello stesso anno esce in libreria, edito dalla Bietti di Milano, il suo saggio dal titolo Lo strano caso del dr. David e di mr. Cronenberg – saggio sul Doppio nel cinema (prefazione del critico Roy Menarini). Orecchie ottiene moltissimi premi tra i quali l’ Arca CinemaGiovani al festival di Venezia 2016.