PAOLO COGNETTI. SOGNI DI GRANDE NORD

di Dario Acocella (Documentario, 2020, Italia, 83')

25, 26, 27, 28 ottobre

Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord, è un vero e proprio diario letterario in cui lo scrittore italiano ci conduce per mano sulle orme di Ernest Hemingway, Raymond Carver, H.D. Thoreau, Jack London, Herman Melville e il Chris McCandless di Into the Wild. Un tour fisico ed emozionale che dalle Alpi all’Alaska guiderà lo spettatore attraverso le parole e i luoghi che hanno accompagnato i percorsi umani e professionali di questi grandi maestri della Letteratura americana.

Recensione

Il viaggio a me sembra la forma d’intimità per eccellenza, forse perché consente il dialogo ma accoglie anche il silenzio: rispetta le solitudini, lascia spazio al discorso interiore e alla contemplazione. Il paesaggio che scorre cattura lo sguardo, è un pensiero condiviso. Così l’andare insieme assomiglia molto al vivere insieme: c’è un rapporto di coppia, un percorso più o meno accidentato, il tempo necessario ad arrivare in fondo.” Da “A pesca nelle pozze più profonde” di Paolo Cognetti

 

Strade, torrenti, montagne, fiumi, sentieri e boschi, attraversati a piedi, sulle quattro ruote di un camper o a bordo di una chiatta, sono la cornice incontaminata e selvaggia di un tour lungo 6000 km, la cui ultima tappa non poteva che essere al Magic Bus di McCandless, autentica meta di pellegrinaggio di ogni avventuriero che si rispetti, o almeno lo era prima che venisse rimosso dalle autorità locali per motivi di sicurezza. Di fatto i due viaggiatori sono gli ultimi ad averlo visitato e il momento in cui Cognetti fa il suo ingresso in quel rifugio si tramuta nell’iceberg emozionale di un’opera che di emozioni forti ne regala a getto continuo. Del resto, non poteva essere altrimenti trattandosi di un diario di bordo che in quanto tale si scrive strada facendo, nutrendosi di flussi mnemonici, suoni, versi, gesti, sguardi, momenti di riflessione e di contemplazione davanti a uno spettacolo che solo la natura può restituire.

Girato nell’estate del 2019 quando il mondo non era ancora stato sconvolto dalla pandemia e ci si poteva muovere liberamente da una latitudine a un’altra, Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord acquista ancora più significato e valore. È questo il più grande regalo che si possa fare a uno spettatore in questo momento. Perché dove non possiamo arrivare noi, ci pensa il cinema con il viaggio trasversale: da una parte quello di Paolo lo scrittore e Nicola l’illustratore, che prendono un aereo a Milano per dirigersi a nord, fino in Alaska; e quello del regista che li accompagna e che cerca, riuscendoci alla perfezione, a coniugare il suo mondo fatto di immagini e di evocazione con quello di fantasia e letteratura del protagonista. Due mondi che finiscono con il fondersi in un documentario che racconta e mostra, sul filo delle parole e sulle note di una colonna sonora avvolgente, un viaggio nel viaggio che sa di crescita e al contempo di purificazione e disintossicazione dalla frenesia e dal caos del vivere quotidiano.

Il regista Dario Acocella segue i due viaggiatori mescolando a uno stile documentaristico convenzionale alcune scelte formali sicuramente più interessanti. Come quella che sembra voler innestare nel film alcuni elementi stilistici tipici della grammatica del western, un genere che ben si sposa con il soggetto e che viene richiamato anche da una citazione di un classico come “Sentieri Selvaggi” .
Ciò che appare come un compromesso apparentemente inevitabile nel cinema contemporaneo, la ripresa dall’alto con drone, ha in quest’opera quanto meno un chiaro appiglio diegetico, quello dello svelamento progressivo del paesaggio. Perché il paesaggio è l’altro grande protagonista di “Sogni di Grande Nord”, un paesaggio di una bellezza spesso folgorante, ma che – come ricorda lo stesso Cognetti – a tratti sembra intimorire l’uomo con un soverchiante senso di oppressione, manifestando silenziosamente ma minacciosamente il desiderio di riconquistare quanto alla natura è stato sottratto.

 

Francesco Del Grosso

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