PICCOLE DONNE

di Greta Gerwing (U.S.A / 2009 / Commedia Sentimentale / 134’)

Domenica 26 luglio, ore 21.30

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

COMPILA IL MODULO DI PRENOTAZIONE (1 a persona)

Massimo 72 prenotazioni disponibili,
altri biglietti disponibili in biglietteria.

Recensione

IMPORTANTE

Per evitare code all’ingresso è importante accelerare la compilazione del modulo anti-Covid con il quale l’associazione è tenuta a tenere traccia di tutti gli spettatori per i 14 giorni successivi alla proiezione.

COMPILA IL MODULO ONLINE

Si deve compilare un modulo per OGNI singolo spettatore!

“Piccole donne” è prima di ogni altra cosa un metatesto autobiografico che si dispiega costantemente su due linee intrecciate, quella principale piuttosto fedele allo scritto della Alcott e quella creativa attraverso la quale il personaggio di Jo diventa l’alter ego indiscusso della regista. La meravigliosa performance di Saoirse Ronan facilita ancor più il rapporto affettivo e introspettivo tra l’opera letteraria e la crescita sentimentale della cineasta californiana, al punto tale da (in)fondere una rappresentazione multiforme che vede il romanzo sentimentale d’Ottocento, il cinema della Hollywood classica del Novecento e la creativa rivisitazione personale di una cineasta figlia degli anni Duemila. Non a caso, il film fa ricorso a un continuo rimbalzo tra tempo del racconto e flashback, creando una sorta di smarrimento nel pubblico, attorcigliando passato e presente allo stesso modo di quanto fa l’autrice col romanzo, il cinema e la libera rappresentazione/improvvisazione.
Eloquente è la sequenza nella quale Jo rifiuta la struggente dichiarazione d’amore di Theodore, rompendo addirittura l’afflato romantico della messa in scena in favore di un genuino imbarazzo che strappa un sorriso insieme a una lacrima. Da una parte la solennità della Alcott, dall’altra l’elegiaca leggerezza della Gerwig.
Molto importante è altresì la salvifica relazione tra madre e figlia, già ampiamente sviscerata in “Lady Bird”. Molte sequenze indugiano su parole e sguardi tra Jo e la madre Marmee, creando una simbiosi imprescindibile tra l’identità della protagonista e quella della regista stessa.
“Piccole donne” rilascia inoltre una carica prorompente di freschezza, vitalità e femminismo (tutto quello in cui riuscì Cukor nel 1933 ma che mancava parzialmente a LeRoy nel 1949 e in toto all’ultimo adattamento del 1994). La fluidità del racconto unita alla funzionalità e all’attualità annullano di fatto il rischio di un’opera anonima e votata al solipsismo, dove la Gerwig ha anche l’occasione di dar sfoggio della propria abilità tecnica dietro alla macchina da presa, abilità a tratti obnubilata dalla presenza assillante dei contrappunti musicali di Desplat. A sorreggerla, un cast di altissimo livello tra cui spiccano la Ronan (fresca di nomination ai Golden Globes di pochi giorni fa), Florence Pugh e Timothée Chalamet. Non identificata invece la scelta di scritturare il francese Louis Garrel nei panni del tedesco Professor Bhaer (e a cui il doppiaggio in italiano dà il definitivo colpo di grazia).
L’ultimo lavoro di Greta Gerwig è in definitiva l’esempio di come si possa attingere a un soggetto trito e ritrito e riscoprirlo nuovo, personale e classico allo stesso tempo. È l’altresì la conferma di un’artista dalle doti indiscusse che anche dietro alla macchina da presa sorprende per la facilità nel mettere in scena le sue idee, il suo pensiero e la sua identità.

Matteo De Simei

www.ondacinema.it