RENTAL FAMILY – NELLE VITE DEGLI ALTRI
(Giappone, U.S.A. / 2025 / Commedia drammatica / 103')
Domenica 05 luglio, ore 21.30
Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)
In caso di maltempo gli spettacoli si svolgeranno
al 1° piano di Palazzo Toaldi Capra, in Sala Affreschi.
La programmazione potrebbe subire variazioni.
Recensione
“Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi” (Milan Kundera)
I primi inarrestabili fotogrammi di Rental Family mostrano una città dinamica come Tokyo (auto, treni, soggetti in frenetico movimento) e un uomo straniero/gaijin tra la folla (lo comprendiamo dalla forma degli occhi e dalla struttura corpulenta, immediatamente distinguibile dalle figure circostanti) che teme di non arrivare in tempo per un’audizione. Il protagonista è un attore statunitense che si è trasferito da anni in Giappone e viene reclutato da un’agenzia di rental family, che presta interpreti a pagamento a coloro che necessitano di esibire o assumere presunti parenti e/o amici per eventi di rito o per lenire la propria solitudine quotidiana.. Tra i clienti più importanti ci sono una giovane donna omosessuale che vuole allestire un finto matrimonio con un marito maturo e affidabile così da esaudire la volontà genitoriale, una premurosa madre che ha bisogno di uno stimato padre per la sua bambina allo scopo di poterla iscrivere regolarmente presso un influente istituto scolastico, infine la figlia di un anziano e disorientato divo cinematografico ormai in oblio, che desidera compiacere la vanità del padre con la richiesta di un’intervista da parte di un competente giornalista che possa celebrarne la carriera. La regista nipponica Hikari (al secolo Mitsuyo Miyazaki), dopo il suo lungometraggio d’esordio 37 Seconds si conferma autrice interessata al sublime rapporto tra arte e vita. Rental Family intende essere una deliziosa commedia (confortante ma non superficiale) che “riflette” sul panorama socio-urbano di una collettività che non riesce a ritrovare spazi (comprensivi) e tempi (familiari) a misura d’uomo. La gente è immersa in un flusso incalzante di imponenti architetture, doveri comunitari e rigidi compiti professionali dettati dai ritmi e dai codici della imperante industrializzazione. “Perché gli adulti mentono sempre?” chiede la piccola Mia e Phillip le risponde che raccontare falsità è molto più agevole che essere sinceri e a volte le bugie servono a proteggere chi si ama.
L’imperativo delfico “conosci te stesso”, che esorta all’intima analisi della consapevolezza intorno ai limiti dell’animo umano ma anche della sua divina natura, traspare nello sguardo e nelle vite degli altri come davanti a una rear window. La tecnologia e il marketing omologanti e invasivi segnano gravemente le coscienze inibite da un asettico civismo/cinismo che stinge la spiritualità di ognuno, prigioniera di una cultura formale e reprimente.
Il giuoco delle parti potrebbe essere una via di fuga per recuperare la memoria emotiva perduta rappresentata da una preziosa immagine sbiadita e/o nascosta tra segreti reperti. Phillip è un top player (to play significa sia recitare che giocare) che finalmente si ri-conosce dopo un lungo percorso di “prove”. In questo ri-creativo scambio di identità (attore/spettatore) è il cinema a ricordarci che esistiamo.
Sergio Pio Sasso, www.cinefiliaritrova.it

