RITRATTO DI UNA GIOVANE IN FIAMME

di Céline Sciamma (Francia / 2020 / Drammatico, Sentimentale / 120’)

Mercoledì 05 agosto, ore 21.00

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

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Recensione

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La sottile linea gotica

C’è il desiderio dell’amante di avere sempre al suo fianco l’oggetto del suo amore e c’è il desiderio del poeta, che è di ricordare quell’oggetto, di poterlo vivere idealmente, sublimare con l’arte. Il desiderio del poeta è ciò che sceglie, secondo uno dei personaggi, Orfeo voltandosi a guardare Euridice ed è ciò che racconta Céline Sciamma nel suo nuovo, bellissimo film.

Portrait de la jeune fille en feu (ritratto di ragazza nel fuoco) racconta di una pittrice del XVIII secolo che viene chiamata per ritrarre una ragazza, in attesa del matrimonio combinato, che vive isolata su una scogliera con la madre e la cameriera. Il lavoro di osservazione porterà l’una a scoprire qualcosa dell’altra, fino a rivelare i sentimenti. Sciamma, anche sceneggiatrice, torna a raccontare un gruppo di ragazze come nel precedente Bande de filles (in Italia Diamante nero), cambiando temi, tono, rapporto e contesto ma continuando a riflettere significativamente sullo sguardo e l’identità femminile.

Evidentemente, la sequenza chiave del film è quella in cui le due protagoniste (Adèle Haenel e Noémie Merlant, dal feeling e dall’alchimia stupefacenti) si confrontano divise dal dipinto in lavorazione: la pittrice mostra alla modella che osservandola ha imparato moltissimo sulle sue reazioni fisiche, la modella le risponde che sono dalla stessa, che anche lei ha dovuto osservare la pittrice scoprendone i tic e gli svelamenti. Questo reciproco studio di caratteri avviene visivamente attraverso gli schizzi e la pittura, ma anche attraverso un modo filmico di richiamarla – i colori, i luoghi, gli spazi, le linee – che costituisce il passaggio dall’accademismo di base (la stessa pittrice afferma di credere in regole e convenzioni) fino a una visione romantica e personale dell’amore, dell’arte e della femminilità.

Sciamma si muove tra le Cime tempestose, lo sturm und drang e la sottigliezza gotica del mistero (la donna in nero dell’inizio, il fantasma in bianco del finale), tra consapevolezza estetica e impressionanti sfumature passionali per sfidare il pubblico e farlo entrare dentro l’emozione attraverso il lavorio artistico per costruirlo. Anche al netto del coté teorico del film, la forza immaginifica o romantica di varie memorabili sequenze (la festa notturna sulla spiaggia col coro delle donne, l’apparizione di un quadro in una mostra, l’esecuzione di un brano musicale) rende onore al desiderio poetico di Orfeo, della pittrice Marianne e della stessa Sciamma.

Emanuele Rauco www.mediacritica.it