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SERPENTI

un film di Roberto De Paolis
(Italia / Drammatico - Grottesco / 88')

Sabato 26 Settembre – ore 20.00
Domenica 27 Settembre – ore 18.00

Uno degli aspetti maggiormente centrali del seguire l’evoluzione dei lavori di Fabio e Damiano D’Innocenzo, qui sceneggiatori insieme al regista, è il fatto che rappresentino una inequivocabile cartina di tornasole del senso della cinefilia di questa generazione di appassionati e autori (e forse anche di questa generazione di critici). Si può pensare quello che si vuole dei film dei fratelli (come fa Sentieri Selvaggi sin dai loro esordi), ma è indubbio che siano immersi in una cinefilia di cui puoi mappare apertamente l’andamento, il percorso, la stratificazione. Nel bene e nel male.

Recensione

Stavolta è il turno della commedia dell’assurdo, del grottesco kafkiano che porta con sé i segni delle caratterizzazioni deformi della società tipici di certa commedia all’italiana, di quelle “nere” che immergono nell’acido il nonsense dei protocolli del piccolo mondo dei funzionari, degli impiegati, dei “servi dello Stato”. I titoli di testa indicano Ennio Flaiano, con la tipica scoperta sfacciataggine degli autori, mentre paradossalmente Roberto De Paolis Maino gira il film meno saturo o ribollente della sua interessante filmografia, da sempre interessata a scardinare i rapporti di potere innestati nelle istituzioni religiose e politiche. Siamo in un commissariato romano di corridoi, androni e stanze semi-abbandonate, dove il protagonista si aggira cercando di farsi condannare per l’omicidio di sua moglie. Si tratta di una sorta di rovesciamento di senso, di versione parodistica (e stavolta dal punto di vista del killer) del precedente Dostoevskij, che Serpenti utilizza per mettere a segno una serie di paradossali dita nella piaga del “trend” (come dice l’avvocato interpretato da Pietro Castellitto) dei femminicidi e dell’odio nei confronti delle donne. Il riuscito ribaltamento finale traghetta la parabola a compimento con quella che è innanzitutto una grande prova interpretativa di Leonardo Lidi, pazzesco nel rendere la fisicità compressa, i rabbuiamenti, gli scoppi d’ira e gli switch del protagonista. Ovviamente il gioco attoriale trova esplicito raddoppio nelle caratterizzazioni farsesche che Alessandro Borghi e Pietro Castellitto fanno dei loro rispettivi personaggi: come spesso accade con questo tipo di ragionamenti per assurdo, uno si trova puntualmente a trovare alla fine una logica nelle loro procedure. Uno scardinamento che i tarocchi del dialogo con Valeria Golino esplicitano definitivamente (se vuoi davvero avere l’attenzione di tutti devi uccidere un altro uomo, non tua moglie…), in quella che è forse la vera sequenza cruciale del film: e De Paolis lascia che Golino ci guardi negli occhi a lungo con un primo piano di incredibile magnetismo. Forse gli appesi siamo tutti noi…
Sergi Sozzo, www.sentieriselvaggi.it