SHAUN, VITA DA PECORA: FARMAGEDDON

di Will Becher e Richard Phelan (U.S.A / 2019 / Animazione - Commedia/ 86’)

Anfiteatro di Palazzo Toaldi Capra
via Pasubio, 52 – Schio (VI)

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Recensione

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Fin dal 2007 la serie Shaun, vita da pecora aveva fatto la fortuna della BBC, venendo acclamata come una delle più divertenti, originali e spassose del suo genere, nonché un gioiello della stop-motion, che già con l’Oscar vinto da Wallace e Gromit aveva dimostrato come l’animazione non fosse per forza legata alle mega-produzione computerizzata americana. Bastavano buone idee, fantasia, humor e voglia di andare fuori dagli schemi, tutte caratteristiche che avevamo ritrovato nel primo film per il cinema (Shaun, vita da pecora – Il film del 2015) e che ora prosegue il suo cammino con questo secondo episodio: Shaun, vita da pecora: Farmageddon.
Al centro dell’iter, sempre lei, la pazzerella pecora Shaun, che vive a Mossy Bottom Farm con il suo gregge, sempre ostacolata nei suoi originali tentativi di diversione dal severo e un po’ sfigato Bitzer, il cane del Fattore. Questa volta però i suoi desideri di avventura e di ammazzare la routine verranno esauditi, perché nella contea sbarcherà un alieno curioso e giocherellone, che costringerà la Pecora e i suoi amici a mille avventure.
Questa volta alla regia di Shaun, vita da pecora: Farmageddon, di questa nuova piccola d’avventura animata, troviamo i debuttanti Will Becher e Richard Phelan, che possono sicuramente ritenersi fieri e soddisfatti del risultato ottenuto. Farmageddon infatti si presenta come una vera e propria ventata di aria fresca nel genere dell’animazione, che fa della creatura concepita da Nick Park, una delle più genuine e simpatiche per un pubblico che ultimamente è stato aggredito a forza di Déjà vu e prodotti abbastanza ripetitivi.
Anche qui, come in Wallace e Gromit, o ne I Primitivi dello scorso anni, abbondano i riferimenti cinematografici alla Hollywood che fu, ai b-movies e sci-fi degli anni ’50 e ’60, ma vi è spazio per omaggiare la fantascienza di Spielberg, Michael Bay e i suoi Transformers, Stanley Kubrick, persino l’Alien di Scott o il cinema di M. Night Shyamalan. Siamo a livello di una continua parodia, di un dissacrante insieme di gag, immagini ed episodi che distruggono le certezze e i capisaldi tanto usurati di quel cinema che ha cercato di meravigliarci o atterrirci con creature di altri pianeti.