SPEZIE E BUGIE – LA PICCOLA CUCINA DI MEHDI
(Francia / 2025 / Commedia / 104’)
08, 09, 10, 11* febbraio
La vita di Mehdi è appesa a un equilibrio fragile. Con sua madre Fatima interpreta il ruolo del perfetto figlio algerino, mentre nasconde la relazione con Léa e la sua passione per la cucina francese e per il vino, che coltiva lavorando come chef nel bistrot dove è impiegato.
Ma Léa non sopporta più i suoi segreti familiari e pretende di incontrare Fatima. Messo con le spalle al muro, Mehdi escogita la peggior soluzione possibile. Una commedia degli equivoci che mescola amore e cucina, etnie e generazioni, sapori e sentimenti
Recensione
“Qual è il problema con tua madre? – O le presento la mia ragazza e la uccido, oppure la mia ragazza mi lascia”. Con il suo primo lungometraggio, La petite cuisine de Mehdi, molto apprezzato dal pubblico del festival di Saint-Jean-De-Luz e lanciato il 10 dicembre nelle sale francesi da Pyramide, Amine Adjina rinnova con intelligenza il classico tema del giovane dilaniato tra le due donne della sua vita, esplorando le lacerazioni provocate da una doppia appartenenza culturale: al paese d’origine dei suoi genitori (in questo caso l’Algeria) e alla Francia, dove cerca di realizzarsi professionalmente e affettivamente. Un potenziale conflitto di valori che mescola molte tematiche (l’integrazione, l’esilio, le tradizioni, i ricordi, la famiglia, la vergogna sociale, la dissimulazione, le menzogne, ecc.) che il neoregista mette in scena con grande astuzia attraverso peripezie ai confini della commedia.
“Stai con me, non con la mia famiglia – Perché mi nascondi?”. Messo sotto pressione dalla sua ragazza Léa (Clara Bretheau), con la quale è sul punto di rilevare il ristorante Le Baratin dove lavorano entrambi, il giovane chef Mehdi (Younès Boucif) è alle strette da quando sua sorella, piombata all’improvviso, ha rischiato di svelare la verità (“mio fratello ci nasconde, si vergogna di noi”). Lungi dal vivere in Algeria, come sostiene Mehdi, la loro madre Fatima (Malika Zerrouki) sta preparando una festa a casa sua a Lione per celebrare la circoncisione del loro nipote.
Messo con le spalle al muro da Léa, che minaccia di lasciarlo se non gliela presenta, Mehdi è stretto tra l’incudine e il martello, perché sua madre, maestra del ricatto emotivo, di salute cagionevole e che si è molto sacrificata per i suoi figli, sogna una sola cosa: che lui sposi una ragazza di origine algerina. Per cavarsela e continuare a compartimentare la sua vita, Mehdi mette in piedi uno stratagemma rischioso: far interpretare il ruolo di sua madre da un’altra donna, Souhila (una straordinaria Hiam Abbass), la titolare del popolare bar Le Mostaganem. Ma questo stratagemma creerà ancora più complicazioni…
Fabien Lemercier, cineuropa.org
La cucina nel film rappresenta un territorio carico di implicazioni identitarie. Mehdi ha appreso la gastronomia francese, mentre la cucina della sua infanzia rimane marginale nella sua pratica quotidiana. Questo scarto tra formazione e origine culturale diventa un nodo rilevante, che attraversa anche la costruzione del personaggio. Il piatto della blanquette de veau à l’oranaise (uno stufato di vitello cotto lentamente in una salsa bianca cremosa arricchita con ingredienti tipici della cucina algerina, in particolare della zona di Orano) diventa un punto di congiunzione tra due mondi che finora Mehdi aveva tenuto separati.
Gli spazi attraversati da Mehdi mostrano ambienti sociali differenti. Il bistrot Le Baratin, poi ribattezzato Babel, rappresenta un luogo ordinato, legato al progetto imprenditoriale del protagonista. Il bar Mostaganem, gestito da Souhila, appare invece come uno spazio informale, abitato da presenze eterogenee. I luoghi domestici, l’appartamento di Fatima e la casa dei genitori di Léa, completano un percorso fatto di transiti continui tra mondi che raramente si incontrano. La città di Lione, scelta per le riprese, è segnalata dal regista come luogo emblematico per le sue connessioni con la storia dell’immigrazione e della gastronomia.
filmtv.it

