SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE
(Italia / 2026 / Drammatico / 103’)
08, 09, 10, 11 marzo
In un condominio, all’interno di quattro appartamenti, uomini e donne accomunati da solitudini, desideri inespressi e vuoti emotivi, ci mostrano la fragilità dei legami umani. Le loro storie si sfiorano, si intrecciano e si influenzano reciprocamente, dando vita a relazioni in cui ciascuno è alla ricerca di amore, appartenenza, redenzione, o di una seconda possibilità.
Recensione
La prima volta al Festival di Venezia fu nel 1981 con Sogni d’oro (vincitore del Premio speciale della giuria), l’ultima nel 1989 con Palombella Rossa, escluso dalla gara e proiettato fuori concorso.
Quasi quattro decenni dopo, Nanni Moretti torna in gara nella selezione ufficiale della Mostra del Cinema con il suo nuovo film Succederà questa notte, basato sulla raccolta di racconti Legàmi di Eshkol Nevo, lo stesso scrittore da cui Moretti aveva tratto il suo film del 2021 Tre piani.
Al centro del racconto c’è il desiderio, forza imprevedibile e spesso indecifrabile che irrompe nella quotidianità, travolge certezze, spezza gli equilibri e costringe i protagonisti a confrontarsi con scelte che possono cambiare il corso delle loro vite. Attraverso amicizie che sfidano la malattia, rapporti tra padri e figli, occasioni d’amore perdute e ritrovate, e relazioni che mettono in discussione convenzioni e aspettative, il film racconta con sensibilità e ironia quella sottile linea di confine tra ciò che vogliamo e ciò che siamo davvero disposti a rischiare per ottenerlo. Un’opera capace di parlare con chiarezza delle zone più oscure dell’animo umano, restituendo un ritratto delicato e universale delle emozioni, dei disincanti e delle speranze che abitano la vita di ogni giorno.
comingsoon.it
“Il periodo delle riprese per me in passato comportava un bel po’ di fatica e angoscia. Invece, da qualche film a questa parte, è un momento che mi piace, mi dà energia”. Nanni Moretti comunica in effetti gioia, al centro del set, nel cuore del quartiere romano di San Saba, di Succederà questa notte. “Un film sull’inevitabilità dell’amore”, prova a sintetizzare il regista che si ritrova a distanza di quasi 25 anni da La stanza del figlio, con cui ha vinto la Palma d’oro, un’altra volta nei panni del padre di Jasmine Trinca. “Ma la mia – mette le mani avanti il regista – è una piccola parte”.
Cuore della storia, corale, è il rapporto tra Jasmine Trinca e Louis Garrel, Greta e Matteo. Lei madre di una ragazza “un po’ problematica, Anna”, l’esordiente Elisabetta Traversa, lui padre di un adolescente avuto da una donna svedese (Melina Åkerman Kvie) che non lo ha cresciuto e va a conoscerlo quando lui ha 14 anni. “Sono importanti tutti i legami familiari, in particolare i rapporti madre e figlio e madre e figlia”, sottolinea Moretti. Con grande libertà, insieme alle co-sceneggiatrici Federica Pontremoli e Valia Santella, ha pescato, mescolando i protagonisti, da alcuni dei racconti della raccolta di Eshkol Nevo Legàmi (pubblicato da noi da Feltrinelli): Hungry Heart, Meno drammi possibile, Forty-love, Come l’acqua e Campane.
Greta e Matteo sono al centro della scena che si gira in esterni, una complessa coreografia sulle note di She’s A Rainbow dei Rolling Stones. “Una canzone che avevo in testa da anni. Quando l’ho detto a Domenico Procacci (che con Fandango produce il film insieme alla Sacher e Rai Cinema, ndr) mi ha chiesto: è una provocazione, vero? Visto che il film già di per sé è costosetto. Gli ho riposto: no, te lo giuro”.
Risultato: il brano di Mick Jagger & co. è quello su cui, a partire da una traccia di sceneggiatura, si misurano oggi, sotto la guida di due coreografe, Trinca, Garrel e una ventina tra ballerini e figuranti. “È la continuazione di una danza iniziata tra loro due in un interno. Continuano fuori e la gente si unisce a loro”.
Gli abitanti del quartiere, alle spalle di viale Aventino, sbirciano incuriositi e divertiti. Solo una signora con il cane, malmostosa, brontola. I ballerini, professionisti e non, non danno segni di stanchezza. “La danza non è il mio forte. Le coreografe – commenta ridendo Jasmine Trinca – dicono che Louis ha il groove. Io la disciplina”.
Stefania Ulivi, corriere.it

