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THE APPRENTICE

un film di Ali Abbasi
(Canada, Danimarca, Irlanda / 2024 / Biografico / 120')

09, 10, 11, 12* dicembre

* Versione originale sottotitolata in italiano.

Donald Trump non ha ancora trent’anni ma è già divorato dal desiderio bruciante di diventare il re dell’immobiliare nella Grande Mela. In un club esclusivo, dove è riuscito ad infilarsi per conoscere gli uomini più in vista della città e cercare di capire come sono diventati miliardari, viene preso d’occhio da Roy Cohn, uno squalo di avvocato celebre per aver mandato alla sedia elettrica i Rosenberg ed essere stato uno dei fautori del maccartismo. Trump farà presso l’avvocato quell’apprendistato nell'”arte di fare affari” basato su alcune regole fondamentali: attaccare sempre, negare tutto, e non ammettere mai una sconfitta.

Recensione

The Apprentice prende il nome dal titolo del reality show che vedeva Trump (e in Italia Flavio Briatore) selezionare i futuri top manager. Nel film dell’iraniano-danese Ali Abbasi, scritto dal giornalista Gabriel Sherman, è però il giovane Donald nella posizione di essere promosso o bocciato, e per la prima parte della storia viene ritratto in modo favorevole, come un giovane ambizioso in una città fortemente competitiva, animato dal desiderio di rivalsa verso quel padre che ha cresciuto lui e il fratello maggiore in modo autoritario e delegittimante.
La scelta di Abbasi, da osservatore non americano, è quella di avvicinarci al suo soggetto con gentilezza e solo più avanti affondare il coltello per rivelarcene la natura sempre più crudele. La spietatezza del futuro presidente degli Stati Uniti viene mostrata non tanto nei confronti della società americana, quanto verso le persone a lui più vicine: il fratello maggiore Freddy, la moglie Ivana, e appunto Roy Cohn, verso cui Donald Trump ha mostrato una gretta ingratitudine, forse in un tentativo di cautelare l’attuale elettorato americano, dicendo loro: come potete rieleggere, e in generale fidarvi di un uomo che tradisce persino le persone a lui più care, gettandole via nell’istante in cui non gli sono più utili? Il Trump che Abbasi racconta rappresenta quell’etica del vincente senza scrupoli che attualmente affascina molti, non solo americani, e per gran parte del film spinge il pubblico ad ammirare l’astuzia e la capacità di fare affari del suo protagonista, mostrando la realizzazione dei sui sogni.

The Apprentice non rivela nulla che già non sapessimo su The Donald, e che in molti suscita ancora oggi ammirazione. La ricostruzione della New York di metà anni Settanta e Ottanta, con tanto di incontri celebri come Andy Warhol e Rupert Murdoch, è efficace, così come è efficace l’interpretazione di Sebastian Stan, che riesce ad evocare Donald Trump senza farne una macchietta attraverso piccoli gesti, smorfie e posture.

The Apprentice non ha la potenza registica e narrativa dei due film precedenti di Abbasi, Border e Holy Spider, ma forse questo farà di lui un cavallo di Troia nei confronti del grande pubblico, che penserà di trovarsi davanti ad una innocua, e a tratti persino benevola, biografia di Donald Trump. Invece gradualmente si respira l’orrore di Abbasi davanti ad una figura della quale non ha potuto raccontare ascesa e caduta ma solo ascesa e irriducibilità, nonché mancanza totale di rimorsi. Ed è contro l’ethos americano (e occidentale) del successo a tutti i costi che il regista punta la sua freccia avvelenata.

Paola Casella, www.mymovies.it