THE FAREWELL

di Lulu Wang (U.S.A. / 2019 / Commedia, Drammatico / 98')

10, 11, 12 marzo

Una famiglia cinese scopre che alla loro nonna è rimasto solo poco tempo di vita e decide di tenerla allo scuro di tutto, programmando nel frattempo un matrimonio da organizzare prima che muoia.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    The Farewell

  • Regia

    Lulu Wang

  • Paese, anno

    Usa, Cina,2019

  • Genere

    Commedia

  • Durata

    98'

  • Sceneggiatura

    Lulu Wang

  • Fotografia

    Anna Franquesa Solano

  • Colonna sonora

    Alex Weston

  • Montaggio

    Matt Friedman, Michael Taylor

  • Interpreti

    Awkwafina, Tzi Ma, Gil Perez-Abraham, Jim Liu, Diana Lin, Yongbo Jiang, Shuzhen Zhou

Recensione

Come si fa a raccontare un momento così delicato come la morte di una persona cara? Esattamente come riesce a fare Lulu Wang, autrice del bellissimo The Farewell. Una gemma rara, un film che si sviluppa tra pause e silenzi dimostrando che è quello che c’è in mezzo che spesso definisce le nostre vite. Non sono mai mancati i drammi familiari con la stessa struttura dell’opera della Wang, ma The Farewell evita accuratamente tutti i cliché disfunzionali del genere, raccontando la storia di una famiglia cinese come tante che si ritrova apparentemente per un matrimonio. In realtà si riunisce per un ultimo saluto alla matriarca Nai Nai (Zhao Shuzhen), a cui è stato diagnosticato un cancro terminale, notizia che, su accordo dei familiari, non le viene annunciata

Così, Lulu Wang dà vita ad una masterclass della narrazione che si sviluppa sulla comprensione dell’esperienza degli immigrati, delle dinamiche familiari e della solitudine. Ispirato alla vita della Wang il film viene mostrato attraverso gli occhi della nipote Billi (Awkwafina), nata in Cina ma cresciuta a New York, che lotta con la necessità di tenere la notizia segreta. The Farewell parla al pubblico in maniera profonda. Anche del legame con la terra d’origine, ciò che Nai Nai rappresenta per la giovane. Billi non ha chiara la sua identità, persa tra il “carattere” americano e quello cinese. Tuttavia comprende che i giovani immigrati sono attaccati alle usanze tradizionali dei loro genitori, ma si sente sola nella sua lotta per ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

In questo senso, il film assume ancora più spessore grazie alle performance toccante e struggente di Awkwafina. Billi è legata alla sua eredità e al senso di appartenenza cinesi tramite la nonna, ma a volte si sente ancora un’estranea, specialmente perché non sa parlare molto bene il cinese (almeno, non secondo le aspettative della famiglia). La ragazza riesce comunque a mantenere la sua forza d’animo di fronte a tale conflitto interiore. Awkwafina accentua dettagli apparentemente insignificanti come la postura fisica di Billi, con ricchezza di significato. Così come l’intero cast abilmente trasmette una vita di difficoltà e risentimento senza renderlo troppo ovvio.

Non c’è mai un attimo in cui questa famiglia fittizia non si comporti come una vera famiglia e i loro momenti insieme risultano autentici e strazianti, a volte cupi ma spezzati solo dal tumultuoso entusiasmo di Nai Nai. La direttrice della fotografia, Anna Franquesa Solano, abbraccia la commedia che sta alla base del film attraverso scelte di framing ben pensate che passano dai primi piani ad inquadrature più ampie del gruppo, spesso in stanze un po’ troppo piccole o incastonate su sfondi che hanno dell’assurdo.

La scrittura della Wang è straordinariamente precisa e reale, riuscendo a catturare la complessa miscela di sentimenti che arrivano in un momento così importante, rendendo facile per il pubblico entrare nella testa della protagonista. C’è tristezza, ovviamente, ma anche anticipazione di come sarà la vita dopo un tale evento. C’è la solitudine di essere sperduti tra due mondi – tra la vita e la morte, nel caso di Nai Nai, e tra gli Stati Uniti e la Cina in quello di Billi – e l’inconfondibile calore e felicità di casa. La Wang alla première del film al Sundance ha detto: «Quando sei un immigrato, ti ritrovi su uno spettro, e così continui costantemente a negoziare tra culture diverse».  E questo è esattamente The Farewell.

“The Farewell” è una celebrazione accorata dell’amore familiare e del suo potere di superare le barriere del linguaggio, dei continenti e delle generazioni.

 

Fonti:

Cineblog.it
Hotcorn.com