THE WILD PEAR TREE

un film di Nuri Bilge Ceylan

19, 20, 21 marzo 2019

Sinan è un appassionato di letteratura e da sempre sogna di diventare scrittore. Tornato al villaggio in cui è nato, si impegna con tutte le sue forze a racimolare il denaro necessario per far pubblicare un suo lavoro ma dovrà presto fare i conti con i debiti accumulati dal padre.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Ahlat Agaci

  • Regia

    Nuri Bilge Ceylan

  • Paese, anno

    Turchia, Francia,2018

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    188'

  • Sceneggiatura

    Akin Aksu, Ebru Ceylan, Nuri Bilge Ceylan

  • Fotografia

    Gökhan Tiryaki

  • Colonna sonora

    -

  • Montaggio

    Nuri Bilge Ceylan

  • Interpreti

    Dogu Demirkol, Murat Cemcir, Bennu Yildirimlar, Hazar Ergüclü, Serkan Keskin

Recensione

Appena laureato, Sinan torna nella sua città natale, nella provincia di Canakkale, nei pressi dei resti di Troia. La famiglia è oberata dai debiti, visto che il padre Idris si è giocato tutto nelle corse dei cavalli e ha cominciato a dedicare tutte le proprie energie ai terreni di proprietà, nell’attesa di ritirarsi dal lavoro di insegnante. Sinan ha ben altre ambizioni. Innamorato della letteratura, vuole diventare scrittore e cerca di pubblicare il suo primo libro. Ma deve fare i conti con le ristrettezze economiche e con il proprio carattere spigoloso e intrattabile, del tutto insofferente al mondo che lo circonda. Il conflitto con il padre è inevitabile. Ancora una volta, come in Winter Sleep, Ceylan racconta di un personaggio bloccato, cogliendolo però stavolta non nel declino della vecchiaia, ma nel passaggio decisivo della maturità. Sinan è un concentrato di rabbia e insoddisfazione. Completamente ripiegato nell’afasia dell’orgoglio e della vanità intellettuale, fatica a scendere a compromessi con la realtà e si arma ogni volta contro gli altri, fino a scontare con la progressiva solitudine le asprezze delle propria natura “selvatica”. È stretto in una contraddizione inestricabile. Perché sogna di essere uno scrittore “rurale”, capace di raccontare le piccole cose che gli stanno intorno, le vite anonime che tirano avanti nella fatica quotidiana, ma al tempo stesso detesta la gente, non è capace di relazionarsi alle persone se non in termini di scontro. In lui possiamo ritrovare lo specchio di tutte le asprezze di un paese che da una parte dichiara i suoi slanci di apertura e i desideri di progresso, e dall’altra s’incammina sulla strada dell’isolamento repressivo. Ma di sicuro, quello che preme a Ceylan è un discorso sull’arte e la vita, sulla fatica e l’impotenza dell’espressione di sé nella vita e sulla necessità della vita perché la creazione abbia un senso. E tutto passa, per forza di cose, attraverso i rapporti. Perciò The wild pear tree si dipana in una serie pressoché ininterrotta di dialoghi, di incontri in cui Sinan dà e riceve bastonate, appena mitigate da momenti di estasi ed epifanie, come il bacio rubato ad Hatice, la ragazza che sta rinunciando al suo amore per sposarsi con un gioielliere. Fino al confronto decisivo con il padre, da cui impara il mistero dolce e doloroso dell’accettazione di sé e degli altri. *
Non è difficile rivedere nel giovane protagonista elementi del regista e di quello che deve essere il difficile processo di realizzazione di ogni suo film. D’altronde i suoi film sono esattamente questo, lunghi dialoghi su politica, filosofia e religione perfettamente diretti e recitati che nel loro insieme costruiscono un ritratto splendido ma spesso anche molto triste dei luoghi da cui proviene. Proprio come dei racconti brevi, ogni singola sequenza del suo film potrebbe quasi essere vista come a se stante. Ed ognuna avrebbe comunque molto da dire e da insegnare, sia da un punto di vista cinematografico che sociale e culturale. Ma è nell’insieme, come spiega Sinan mostrando ad uno scrittore più esperto il suo manoscritto, che emerge il vero tema e il vero valore delle sue opere.
Nel caso di questo The Wild Pear Tree si tratta soprattutto del confronto generazionale, della difficoltà da parte dei giovani turchi di oggi di relazionarsi con un paese che sta solo in parte cambiando, ma è anche fin troppo legato alle tradizioni e al passato. Ma il film è anche e soprattutto la storia di un padre e di un figlio che si cercano e si amano, spesso da lontano; spesso non capendosi, spesso confondendo il sentimento per odio, rabbia o invidia. Entrambi si vedono l’uno nell’altro e mentre il padre tradisce una certa nostalgia per il passato, il figlio è convinto sempre di più di non voler percorrere la sua stessa strada.**

*Virginia Campione www.cinematographe.it
** Luca Liguori www.movieplayer.it