TRE VOLTI

un film di Jafar Panahi

15, 16, 17 gennaio 2019

Una celebre attrice iraniana riceve il video disperato di una ragazza che implora il suo aiuto per fuggire da un destino che non è il suo. La ragazza di nome Marziyeh sogna di fare l’attrice ad ogni costo, ed è disposta a suicidarsi. Allevata in un villaggio di montagna e nel rispetto delle tradizioni, Marziyeh studia al conservatorio di Teheran, ma un fratello autoritario e aggressivo la costringe a una vita rispettosa delle regole. Almeno fino a quando la sua attrice prediletta non si mette in viaggio per raggiungerla e cercare di risolvere la situazione…

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Se rokh

  • Regia

    Jafar Panahi

  • Paese, anno

    Iran,2018

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    84'

  • Sceneggiatura

    Jafar Panahi, Nader Saeivar

  • Fotografia

    Amin Jafari

  • Colonna sonora

    -

  • Montaggio

    Mastaneh Mohajer, Panah Panahi

  • Interpreti

    Jafar Panahi, Behnaz Jafari, Marziyeh Rezaei

Recensione

Jafar Panahi continua fare cinema nonostante gli arresti domiciliari a cui è relegato, seppur con una flessibilità nell’applicazione tipica dei regimi liberticidi. L’iraniano, solo per aver svolto il suo lavoro con autonomia intellettuale è da alcuni anni costretto a girare piccoli film, dal budget limitato, ma per i quali le idee non mancano. Dopo il precedente, Taxi Tehran, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino nel 2015, resta presente in prima persona in un’avventura con molte tappe che lo porta a incontrare delle persone, in questo caso non nella capitale ma nelle campagne quasi desertiche; sono tre, come suggerisce il titolo, le persone che intrecciano le loro storie con quella del regista.

Il punto di partenza è un video pubblicato su Instagram in cui una giovane ragazza, a cui viene impedito dalla famiglia e dal contesto rurale da cui proviene di proseguire il suo percorso nel mondo del cinema, si suicida. I social network sono molto diffusi in Iran, un paese molto giovane in cui più del 60% della popolazione ha meno di trent’anni. Panahi ha preso spunto da una notizia letta sui giornali, ed è rimasto incuriosito poi dai tanti messaggi e video che la notizia riceve.

Con questo pretesto, il viaggio proposto da Panahi non è solo fisico, ma anche temporale, alla riscoperta della storia del cinema iraniano, incarnato dalle caratteristiche di tre donne di tre età diverse, unite da una strada impervia, ventosa, nella quale non passano due macchine affiancate.
C’è un omaggio a Abbas Kiarostami de Il sapore della ciliegia, scomparso da poco, capostipite del nuovo cinema iraniano, fra i primi a conquistare i festival e poi il pubblico occidentale negli anni Novanta. C’è un protagonista in macchina, in cui attraverso degli incontri cruciali costruisce un vero microcosmo che diventa semplice metafora delle dinamiche sociali di un grande paese in evoluzione.

Tre non solo sono i volti, ma anche i villaggi in cui il film è girato, nel nord ovest turcofono: quelli di origine della madre, del padre e dei nonni del regista, la cui figlia, residente in Francia, gli ha procurato una videocamera particolarmente adatta a girare in scarse condizioni di luminosità, specie la notte, e che avrà un ruolo cruciale nel film.

Three Faces ci conduce nell’Iran profondo, quasi arcaico in alcune abitudini sociali ben lontane rispetto alle aperture e alla modernità degli appartamenti chiusi della capitale Teheran. Ma al centro del film ci sono i comportamenti eterni, i sogni di un futuro migliore, l’amore per una figlia che rischia di soffocarla, e lui, Panahi, sornione cantore di queste avventure al femminile, dopo Taxi Teheran sempre più a suo agio come attore. Una piccola nota di speranza alla fine del film arriva, non solo da un percorso intrapreso con convinzione verso un domani per cui vale la pena di mettersi in gioco, ma anche più prosaicamente dalla presenza di titoli di coda completi, quando per Taxi Teheran in molti avevano preferito non apparire temendo ritorsioni.