TROPPA GRAZIA

un film di Gianni Zanasi

26, 27, 28 febbraio 2019

Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia, Rosa, da un amore passeggero; ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo; il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo, il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire un impero immobiliare.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Troppa Grazia

  • Regia

    Gianni Zanasi

  • Paese, anno

    Italia,2018

  • Genere

    Commedia

  • Durata

    110'

  • Sceneggiatura

    Gianni Zanasi, Giacomo Ciarrapico, Michele Pellegrini, Federica Pontremoli

  • Fotografia

    Vladan Radovic

  • Colonna sonora

    -

  • Montaggio

    -

  • Interpreti

    Alba Rohrwacher, Hadas Yaron, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Carlotta Natoli

Recensione

Gianni Zanasi, torna alla Quinzaine des Réalisateurs —rassegna che ogni anno si affianca alla selezione ufficiale del Festival Cannes — 23 anni dopo a Nella mischia e in un pugno di secondi dà prova di gusto del rischio, consapevolezza teorica e, cosa più importante, grande felicità espressiva.
La sua messa in scena nervosa, fatta di movimenti laterali e ritmi dispari si dimostra perfetta per un film che si misura laicamente con l’irruzione di una figura capitale del sacro nell’esistenza di una donna oltre che con il problema per eccellenza del cinema moderno: filmare l’invisibile.
La cosa interessante, benché non inedita, è che l’invisibile di Troppa Grazia è materia da commedia, dove il desiderio di vedere viene spesso ridicolizzato e l’urgenza di agire rigettata al mittente con disinvolta noncuranza. In questo film Lucia, dopo aver visto e ascoltato la Madonna, prima le risponde male, poi cerca di evitarla e quindi si rivolge a uno psichiatra che coglie nel segno quando le rimprovera di essere troppo esigente con se stessa. E da parte sua, la Madonna non disdegna scapaccioni, spinte e strangolamenti pur di farsi dare retta. L’apice arriva in un furibondo corpo a corpo tra le due, che visto dall’esterno appare come un numero di slapstick dove la povera Lucia si dibatte, si contorce, crolla a terra per effetto dei colpi di un nemico invisibile.
A questo punto tutto diventa più chiaro: la tenzone di Lucia è in realtà una lotta con se stessa, dove l’accomodamento che ha accettato per non perdere il lavoro non supera il tardivo ma profondo vaglio morale e ritorna in superficie in altre forme. La perversione di nome Maria che la affligge non ha radici di lontana devozione, ma è di natura laica, civile e persino politica. Dopo aver chiesto semplicemente «Vai dagli uomini», le richieste della Santa Vergine si precisano sempre di più man mano che vengono individuate le ferite alla verità, all’onestà e alla correttezza amministrativa inferte da un sindaco (Giuseppe Battiston) che ciancia di innovazione e benessere per tutti, dagli imprenditori e dallo sprezzante architetto (Thomas Trabacchi) incaricato di uno scempio architettonico che sembra la parodia delle realizzazioni da archistar spuntate come funghi nel nostro paes
. A Zanasi interessa raccontare la crisi italiana ma si tiene alla larga da prediche e toni seriosi, usa la commedia per il suo potenziale sovversivo e riprende con felice libertà corpi e spazi. Il suo piacere di filmare gli attori si traduce in interpretazioni perfettamente centrate, accordatissime e dai tempi perfetti. Alba Rohrwacher tiene il ritmo di Elio Germano nei bisticci tra ex e rivela sfumature sconosciute nei momenti più riflessivi, tanto che si può parlare della riscoperta di un’attrice.
Nell’anno delle celebrazioni del sessantotto – alla Quinzaine omaggiato con il rispetto che si deve ai Grandi della Nouvelle Vague francese, mitici protagonisti di quella stagione – Zanasi realizza invece un film «settantasettino», irriverente e un po’ acido, ribellista e insofferente, dove l’utopia è nascosta sotto terra e richiede una bomba per essere rivelata. Il suo film non c’entra nulla con la tradizione della commedia all’italiana né tantomeno con i recenti esperimenti pieni di idee surgelate che pretendono di rinnovarla. Zanasi guarda piuttosto ai romanzi disegnati da Andrea Pazienza in giù e merita pienamente il premio Label Europa Cinema assegnatogli ieri sera.

Luca Mosso Alias