TUTTO IL MIO FOLLE AMORE

un film di Gabriele Salvatores (Italia / Drammatico / 2019 / 97’)

domenica 03/11/19 - ore 20.30
sabato 26/10/19 - ore 21.00
domenica 27/10/19 - ore 16.00, 18.00 e 20.30

Prezzi riservati ai Soci
Intero: 6,5 euro
Ridotto: 5,5 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Prezzi al pubblico
Intero: 7 euro 
Ridotto: 6 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Recensione

Trieste. Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità, con il quale sua madre Elena si confronta da sempre. Col tempo ad aiutare Elena nell’impresa è sopraggiunto suo marito Mario, che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio e l’ha adottato legalmente. Ma quando sulla scena irrompe Willi, il padre naturale del ragazzo che ha abbandonato lui ed Elena alla notizia della gravidanza, quel poco di equilibrio che si era instaurato con un figlio gestibile a stento si rompe, e Vincent trova la via di fuga che cercava: si infila nel furgone di Willi, cantante da matrimoni e da balere soprannominato “il Modugno della Dalmazia”, ora diretto verso una tournée nei Balcani.

Per Gabriele Salvatores si tratta di un ritorno al road movie, suo genere del cuore, e del recupero di una libertà espressiva che, come in passato, prende la forma del viaggio iniziatico. Tutto il mio folle amore nasce dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla storia vera di un padre e il suo figlio autistico in viaggio attraverso le Americhe.

Nel film di Salvatores l’America è molto più vicina e la malattia di Vincent non ha nome, ma comporta momenti imbarazzanti, sbalzi di umore, entusiasmi incontenibili e brusche frenate: non solo da parte del ragazzo ma anche di un padre che non ha mai voluto (o saputo) diventare adulto. Willi è “strano” tanto quanto Vincent, e a ben guardare è “strana” anche Elena, da cui il figlio ha ereditato non soltanto il bel viso. L’unico “normale” sembra essere Mario che però, con la sua concretezza meneghina, è ben cosciente che la “stranezza” arricchisce la sua vita altrimenti monotona, anche perché per mestiere – fa l’editore letterario – è sempre in cerca di un’originalità autentica nel raccontarsi. Tutto il mio folle amore non avrebbe potuto funzionare se non avesse funzionato il personaggio di Vincent, così convincente che ci si domanda se Giulio Pranno che lo incarna sia veramente disabile. E invece Pranno è un bravo attore al suo primo ruolo cinematografico, dotato di notevole carisma personale: spesso ricorda Leonardo DiCaprio nei panni di Arnie in Buon compleanno Mr. Grape.

Il trio di professionisti affermati che lo circonda fa generosamente da sponda alla sua energia vitale: Claudio Santamaria presta a Willi la sua fragilità e malinconia (e interpreta benissimo Modugno), Valeria Golino tira fuori la sua componente anarchica e inquieta, e Diego Abatantuono è garanzia di sollievo comico (e buon senso). Il resto lo fa una squadra di altissimo livello: Italo Petriccione alla fotografia, Massimo Fiocchi al montaggio e soprattutto Mauro Pagani, che abbina musiche originali bellissime ad una compilation godibile (benché un po’ piaciona).

Ma quello che lo spettatore può portare a casa dopo la visione del film è la sensazione profonda di aver assistito a qualcosa di potente sfuggito al controllo razionale di Salvatores: quel cavallo pazzo che scalpita sotto la superficie composta delle immagini e che nemmeno il regista riesce a tenere a freno – dunque non può fare altro che allentare le briglia, con la gioia di farlo, finalmente.