UN AFFARE DI FAMIGLIA

un film di Hirokazu Koreeda

27, 28, 29 novembre

Dopo una delle loro sessioni di furtarelli nei negozi, Osamu e suo figlio s’imbattono in una ragazzina esposta al freddo e al gelo. Inizialmente riluttante ad accoglierla in casa, la moglie di Osamu accetta di prendersene cura dopo essere stata messa a parte delle difficoltà che la piccola è stata costretta ad affrontare. Nonostante la povertà del nucleo famigliare, che a malapena sbarca il lunario con questi piccoli furti, sembra che tutti riescano a vivere assieme sereni, fino a quando un incidente imprevisto rivela dei segreti che metteranno a dura prova il legame che li unisce.

Scheda tecnica

  • Titolo Originale

    Manbiki Kazoku

  • Regia

    Hirokazu Koreeda

  • Paese, anno

    Giappone,2018

  • Genere

    Drammatico

  • Durata

    121'

  • Sceneggiatura

    Hirokazu Koreeda

  • Fotografia

    Ryûto Kondô

  • Colonna sonora

    Haruomi Hosono

  • Montaggio

    Hirokazu Koreeda

  • Interpreti

    Lily Franky, Ando Sakura, Matsuoka Mayu, Kiki Kilin, Jyo Kairi

Recensione

Kore-eda Hirokazu ci ha abituati alle storie familiari, in cui i nuclei son intesi come veri e propri microcosmi, le cui vicissitudini si svolgono in gran parte all’interno di appartamenti angusti in cui tutto sembra ammassato e in disordine, ma dove – a uno sguardo più approfondito – si respira calore e accoglienza. A sottolineare l’ospitalità di tali ambienti, tavole imbandite che sfilano costantemente sotto gli occhi dello spettatore, mentre vanno a ristorare gli animi dei protagonisti, alleviandone anche qualche ferita.
Un affare di famiglia è — appunto — un’altra storia di famiglia, questa volta composta da persone che si sono scelte, o che il destino ha messo l’una sulla strada dell’altra. Ci sono una nonna, dei nipoti, una coppia e dei bambini, tutti uniti da legami che si sono creati per opportunità, la cui legittimità non va ricercata nel sangue o nel rispetto delle leggi, bensì nell’esistenza di un codice morale tanto personale quanto difficilmente contestabile. Una famiglia che vive un po’ di lavoro e molto di espedienti, cercando di sopravvivere nuocendo il meno possibile al prossimo ma, anzi, offrendo il proprio aiuto laddove intravede che altri stanno vivendo ciò che a loro è già toccato vivere.

In Un affare di famiglia, Kore-eda Hirokazu si serve insistentemente dell’immagine del freddo in contrapposizione a quella del caldo: tutti i personaggi sono afflitti alternativamente dall’una o dall’altra sensazione, suggerendo l’idea dell’impossibilità di adattarsi a fondo a un ambiente che non può accettarli per come hanno deciso di vivere. La piccola cresce felice con la sua nuova famiglia, lasciandosi alle spalle le percosse e gli abusi emotivi ricevuti quotidianamente dalla madre, ma come conciliare l’indiscutibile positività dell’accoglienza e salvezza con l’immagine sociale dell’atto, che corrisponde meramente al crimine del rapimento? In questo quadro, si erge la figura saggia e composta della nonna che lavora quotidianamente per tenere unita la famiglia e allargarla, tessendo e rafforzando nuovi legami, mentre si affanna fra una stanzetta e l’altra per aggiungere un posto a tavola e un nuovo giaciglio, moltiplicando l’amore a disposizione.

Il regista ha spiegato che l’idea di Un affare di famiglia ha preso forma da una riflessione su quanto severamente siano puniti i piccoli crimini e le frodi per necessità in Giappone, focalizzandosi anche sull’idea di come i legami di sangue siano relativi nel Paese del Sol Levante, soprattutto dopo i terribili terremoti del 2011 che hanno imposto dolorose perdite e la necessità di stringere nuovi legami. Essere una famiglia significa semplicemente condividere qualcosa e volersi bene, e Kore-eda Hirokazu ha voluto riflettere a fondo sul significato di tale concetto, spogliandolo dalle convenzioni per collocarlo in un piccolo mondo ideale in cui essere liberi di scegliere e scegliersi, senza dover rendere conto a nessuno. Un mondo in cui le parole “mamma” e “papà” possono assumere un significato che va ben oltre la genetica e il diritto di proprietà su un bambino.
Un affare di famiglia è un’opera delicata e sensibile, come tutto il cinema del suo regista, che questa volta, però, decide di uscire dalle rassicuranti mura di una casa per esprimere un’opinione forte su ciò che accade nella realtà esterna, spostando il focus dalle ragioni personali delle azioni dei suoi protagonisti al giudizio delle reazioni delle istituzioni. Un film che si esprime in modo forte e diretto sull’ingiustizia, intesa come l’incapacità di garantire il trionfo del bene, laddove si decide di applicare la legge alla lettera, in modo impersonale.

Virginia Campione