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UN MONDO MERAVIGLIOSO

di Giulio Callegari
(Francia / 2025 / Commedia - Fantascienza / 78’)

26, 27, 28, 29 ottobre

In un futuro sempre più vicino, dove gli esseri umani hanno delegato ai robot gran parte della propria esistenza, Max, ex insegnante insofferente alla tecnologia, vive ai margini della società insieme alla figlia Paula, sopravvivendo grazie a piccoli espedienti. Convinta di poter risolvere i propri problemi rapendo un sofisticato robot di ultima generazione per rivenderne i componenti, si ritrova invece costretta a intraprendere un viaggio imprevedibile insieme proprio alla macchina che avrebbe voluto distruggere.

Recensione

Un altro mondo dei robot è possibile. Punto di partenza è un futuro in cui l’utilizzo dell’intelligenza artifi-ciale ha portato alla creazione di robot aiutanti per i cittadini. Bianchi e dalle forme rassicuranti, riscrivono la natura antropomorfa degli automi in un’estetica accattivante. Tanto che la figlia della protagonista Max ne vorrebbe uno per sé come compagno di giochi. Per la donna, però, convinta assertrice di un modello di vita anti-tecnologico, le macchine sono unicamente oggetti da sfruttare per rivenderli al mer-cato nero e ricavarne di che vivere. Già perché, per inciso la donna sbarca il lunario anche mediante piccoli espedienti e furti nei supermercati, stretta com’è fra la militanza di chi si oppone al modello sociale dominante e la semplice arte dell’arrangiarsi di chi non ha un lavoro e uno stipendio. Il che crea già un bel contrasto fra questa civiltà progredita e che si rispecchia nei corpi lucidi dei robot e nelle strade pulite da futuro tutt’altro che distopico, e la prospettiva che si adatta al punto di vista di una outsider che può essere tranquillamente considerata agli ultimi gradini della scala sociale. Tanto che sua sorella con cui ha rotto ogni rapporto, ad esempio, la guarda con sufficienza mentre si gode tutto il benessere che quel mondo può donare ai più facoltosi. Accade però che a un certo punto non solo Max si ritrova con un ro-bot a carico (il solito compratore lo ha rifiutato perché troppo vecchio), ma viene pure scoperta mentre ruba e il risultato è che i servizi sociali le tolgono la custodia della figlia e l’affidano all’odiata sorella. Quello che segue è dunque un road movie in cui Max e il robot, Theo (dalla sigla T-O), devono fare fron-te comune per riprendersi la piccola e riformare la loro peculiare famiglia.
Callegari nasconde dietro il contesto fantascientifico uno studio dei rapporti reciproci in un mondo che ancora si interroga sull’interazione con l’intelligenza artificiale. Lo fa ripartendo dal basso ovvero da una dinamica madre-figlia quale punto di osservazione privilegiato su un mondo che sembra aver smarrito la sua umanità in una indeterminatezza dei rapporti provocata da un asfissiante complesso di regole. Non a caso seminali sono una serie di luoghi che recano con sé il peso specifico di una spersonalizzazione: i supermarket, le stazioni di servizio, le cliniche mediche, fino all’acquario dove si consuma l’atto finale. Callegari li attraversa senza dare giudizi, ma cercando in ogni snodo quella caratura umana data dalla capacità di comprendere un sentimento che trascenda le categorie e le dinamiche sociali quando diventano troppo soverchianti rispetto alla realtà dei legami. In questo senso, un robot può diventare davvero “umano” e una donna refrattaria alla tecnologia può trovare in lui un alleato di valore. In un film che nella leggerezza e nell’ironia costante delle avventure di Max e Theo riesce a preservare sempre una profondità non banale.

Davide Di Giorgio, sentieriselvaggi.it