UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA
(U.S.A. / 2025 / Thriller - Azione / 170’)
17, 18, 19, 20* novembre
* Proiezione in Versione Originale Sottotitolata in italiano
Bob Ferguson è uno stravagante padre di mezza età. Capelli lunghi e baffo a manubrio, vive come un reduce di sé stesso, smarrito e in preda alle dipendenze. Sedici anni fa, però, era il faro della French 75, un pugno di rivoluzionari americani uniti da ideali libertari. Quando un vecchio rivale, il colonnello nazionalista Steven J. Lockjaw rapisce la sua unica figlia, è costretto a imbracciare di nuovo il fucile e radunare i vecchi compagni d’armi, spalleggiato dall’intraprendente Perfidia.
Recensione
In attesa dell’uscita in sala di Una battaglia dopo l’altra, proponiamo un approfondimento sul cinema del regista Paul Thomas Anderson.
I personaggi di Paul Thomas Anderson spesso fungono da sineddoche e da metafore che raccontano qualcosa di molto più ampio. Daniel ne Il petroliere incarna, nella sua avidità e nella brama di potere, il capitalismo americano in contrasto con un’istituzione che non rinuncia anch’essa a una forma di dominio: la Chiesa (è il personaggio di Paul Dano a rappresentare l’universo religioso). Potenza economica e religione sono i due elementi conflittuali su cui si erge la Storia degli Stati Uniti d’America: attraverso gli scontri tra Daniel Plainview e Eli Sunday dipinge la perdita dell’innocenza di una nazione.
Il regista californiano sceglie spesso di lavorare con gli stessi attori. Come afferma lui stesso: “Una volta che lavoro con qualcuno, voglio lavorarci ancora e ancora.” Si pensi a Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix, Daniel Day-Lewis, Julienne Moore e tanti altri. Paul Thomas Anderson ha dimostrato di non volersi rinchiudere in un genere specifico, bensì di voler spaziare passando dal dramma, al noir, alla commedia romantica, mantenendo, però, una costante contenutistica e stilistica. Il suo cinema è un epico mosaico di personaggi in cerca d’amore, di perdono e di redenzione perché in qualche modo consapevoli delle proprie debolezze – dinamiche riscontrabili soprattutto in Magnolia (1999), considerato il suo film più drammaturgico. I rapporti umani dipinti da Anderson non sono mai riduttivi e approssimativi, ma carichi di attrazione e repulsione tra individui. È proprio per questo concetto molto comune nei suoi film, che il risultato eccellente è di un’assoluta empatia con i personaggi, supportata da una sospensione del giudizio da parte dello spettatore, poiché in fondo è difficile non affezionarsi al complesso di caratteri creati da Anderson, tutti così “dannatamente” umani.
Anderson, insieme al suo amico Quentin Tarantino, si schiera a favore dell’utilizzo della pellicola, poiché fermamente convinto che la patina visiva della pellicola sia ancora insostituibile rispetto al digitale. Per quanto riguarda The Master ha scelto di girare addirittura con la pellicola 70 mm in uso durante il periodo in cui è ambientato il film. La grana della pellicola è un valore aggiunto alla componente estetica dei suoi film che esplode sicuramente ne Il filo nascosto (girato in 35 mm), in cui la raffinatezza e la cura maniacale della messinscena innalzano il cinema di Anderson a un livello pressoché insuperabile, nel racconto di questo melodramma sensazionale alla scoperta delle ossessioni e dei fantasmi insiti nell’animo umano. I virtuosi piani-sequenza (stupefacente l’incipit di Boogie-night) sono la dimostrazione delle abilità tecniche di un regista che, seppur ammetta l’influenza dei suoi padri artistici, Martin Scorsese e Robert Altman, si afferma come una vera e propria figura autoriale.
Matteo Malaisi, longtake.it
Quattro anni dopo l’acclamato ‘coming of age’ Licorice Pizza, Paul Thomas Anderson – come di consueto nella tripla veste di sceneggiatore, regista e co-produttore del film – si lascia ispirare da Vineland, altro romanzo del decano del postmoderno Thomas Pynchon per Una battaglia dopo l’altra.
I fantasmi del passato e l’alienazione, le famiglie disfunzionali e gli adulti bambini, il rimpianto e il perdono. Ballando tra black comedy e lisergica satira sociale, tra action movie e focus sulle screpolature emotive dei protagonisti, Anderson rimane fedele a sé stesso e promette un film corale tracimante, ipercinetico, tensivo: fischieranno pallottole, non mancheranno traumi sepolti e riemersi, fughe in auto, intrighi, amori e pedinamenti, bilanciati dai consueti frangenti umoristici e dai noti virtuosismi di regia (piano sequenza e camera a mano, marchio di fabbrica della grammatica stilistica andersoniana).
Davide Zazzini, mymovies.it

