VICE. L’UOMO NELL’OMBRA

un film di Adam McKay (U.S.A. / 2019 / Biografico / 132’)

sabato 02/02 - ore 21.00
domenica 03/02 - ore 16.00, 18.30 e 21.00

Prezzi riservati ai Soci
Intero: 6,5 euro
Ridotto: 5,5 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Prezzi al pubblico
Intero: 7 euro 
Ridotto: 6 euro (over 65 anni, under 14 anni)

Recensione

McKay ritrae bene Cheney  nella sua crescita e maturazione verso la carriera politica, rimanendo fedele alla vita privata del personaggio: descritto come un padre di famiglia devoto, Cheney sposò e rimase fedele alla fidanzata del liceo, Lynne Ann Vincent, alla quale egli deve molto, se non tutto; cresciuto in una famiglia benestante del Nebraska e laureatosi all’Università del Wyoming nel ’65, si dichiarò favorevole alla guerra nel Vietnam e mostrò interesse per l’ambiente politico. Fu grazie al sostegno della moglie però, che Cheney si decise ad abbandonare le cattive abitudini del ragazzo di campagna, e a impegnarsi per costruirsi una carriera in politica, iniziando durante il governo del Presidente Nixon.
Appassionato di pesca con la mosca, una tecnica che richiede molta pazienza, Cheney viene descritto come abile ad adescare l’attenzione altrui e, conseguentemente, il consenso. Di cuore debole (ha subito quattro infarti nella sua vita, il primo dei quali a soli 37 anni), ha tenuto le redini della propria carriera, rimanendo fedele alle proprie idee, ancora oggi. McKay ne mostra entrambi i punti di vista, quello personale del soggetto e il proprio rispetto al soggetto, affidando la narrazione del film a un “uomo qualunque” (interpretato da Jesse Plemons): un espediente utile quanto divertente, il cui intento è palesemente mirare alla coscienza di ogni americano “comune”.
Se in La grande scommessa la fluidità era soprattutto nella sceneggiatura, in Vice – L’uomo nell’ombra, non si può dire lo stesso:è il cast che riesce a coinvolgere e a dare solidità e credibilità a un film che, in altri “panni”, rischiava di risultare stantio. McKay scommette forte e riesce a portarsi a casa la vittoria (e sei nomination ai Golden Globe tra cui Miglior regista, Miglior film commedia e musicale e Miglior sceneggiatura), grazie a tre assi: Christian Bale nel ruolo del protagonista Cheney, Amy Adams in quello della moglie Lynne e Sam Rockwell in quello dell’ex Presidente George W. Bush (questo ai limiti della macchietta).
Bale dona forma a una delle sue più radicali trasformazioni e il risultato è un’interpretazione anch’essa da nomination; la Adams si riconferma un volto coinvolgente ed enigmatico mentre Sam Rockwell rischia di cadere un po nella macchietta, camminando sul filo che separa l’ironia dall’oltraggio. Un merito va senza dubbio allo straordinario lavoro del truccatore Greg Cannom (vincitore già di tre premi Oscar per Dracula di Bram Stocker, Mrs. Doubtfire e Il curioso caso di Benjamin Button), che ha completato il processo di trasformazione soprattutto del protagonista Christian Bale nella figura controversa, discussa e visceralmente americana di Dick Cheney.
Se è vero che “non esiste la cattiva pubblicità ma solo la pubblicità”, Dick Cheney sarà felice di vedersi ritratto al cinema, specialmente dal talentuoso quanto sfacciato (e forse disilluso) Adam McKay.