VOLVERÉIS – UNA STORIA D’AMORE QUASI CLASSICA
(Spagna / 2024 / Commedia / 114’)
13*, 14*, 15*, 16* ottobre
Tutte le proiezioni saranno in Versione Originale Sottotitolata in italiano
Best Non-U.S. Release Online Film Critics Society Awards e Label Europa Cinemas Cannes Film Festival Online Film Critics Society Awards
Dopo quindici anni insieme, la regista Ale e l’attore Alex decidono di separarsi e organizzare una grande festa di separazione. L’idea, venuta al padre di lei, li esalta parecchio, tanto che iniziano a organizzare tutto insieme, ad avvisare gli amici e ad invitarli. Più ne parlano e più sembrano convinti, per quanto la domanda ricorrente di tutti sia se davvero vogliano separarsi o se sia solo un modo come un altro per restare insieme. Nel frattempo i due stanno girando un film proprio su questo stesso tema.
Recensione
Jonás Trueba, figlio del celebre Fernando, esplora con sensibilità e umorismo le complessità delle relazioni amorose e le sfide delle transizioni personali ponendo in Volveréis – Una storia d’amore quasi classica lo spettatore di fronte a un quesito: ci si può lasciare senza smettere di volersi bene? La storia del cinema è ricca di film che affrontano il tema della separazione, spesso rappresentata attraverso conflitti aspri e battaglie legali. Basti pensare a Kramer contro Kramer (1980) di Robert Benton o a La guerra dei Roses (1989) di Danny De Vito, dove il divorzio assume toni drammatici e da tribunale. Ma il cinema evolve con il tempo e riflette i cambiamenti sociali di ogni epoca. Così anche Volveréis è tra i film moderni, intelligenti e delicati che riflettono in modo profondo sulla condizione della coppia contemporanea, spesso intrappolata in relazioni stabili ma svuotate di senso. Con toni da commedia romantica ma con una sostanza seria, Jonás Trueba racconta la fine di un amore senza drammi, usando uno stile realistico e sfumature quasi documentaristiche. L’impressione è che Volveréis pratichi un cinema dell’ascolto, più che dell’azione: ascolto dell’altro, delle proprie esitazioni, delle parole che si dicono per coprire altre parole. Il film di Trueba ama quindi “spiarsi” da fermo, lasciando che la conversazione si ripeta per tutto il tempo. Volveréis è infatti ripetitivo, perché Ale e Alex si dicono spesso le stesse cose (“Abbiamo deciso di fare una festa della separazione…ma stiamo bene…”), ma questa ciclicità riflette la natura stessa dell’amore, come scriveva Kierkegaard.
“L’amore della ripetizione è in verità l’unico amore felice. Perché non comporta, come l’amore del ricordo, l’inquietudine della speranza, né l’angosciosa fascinazione della scoperta, e nemmeno la tristezza malinconica del ricordo. La peculiarità dell’amore ripetizione, è la beata sicurezza del momento.”
In uno dei momenti più intensi e rivelatori di Volveréis, il padre della protagonista, interpretato da un iper-realista Fernando Trueba, pronuncia una riflessione che sembra svelare il cuore stesso del film: “Kierkegaard era un po’ come Bergman senza Liv Ullmann… Affascinato da tutte le costruzioni sistematiche, ma poi ha capito che erano inutili… Le cose davvero importanti sono le sensazioni, la fede, la sofferenza”. In queste parole c’è la chiave della pellicola, il superamento della razionalizzazione dei sentimenti a favore di un abbandono più autentico all’esperienza umana, anche nelle sue contraddizioni. Il film cerca di aprire un nuovo spazio nel racconto delle relazioni. Non più solo analisi, ma vissuto, esitazione, ferita. Quella di Trueba è una “rottura gentile”, che rifiuta la guerra domestica e tenta, forse illusoriamente, una separazione condivisa. Entrambi i film, però, arrivano alla stessa domanda: si può amare qualcuno senza voler più vivere con lui?

